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(it) Italy, Sicilia Libertaria #471 - RUSSIA. Gli oligarchi di oggi (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 31 Oct 2026 08:00:15 +0200
Ma come è stato possibile che in un Paese dove c'era il "socialismo
reale", dove l'impresa privata era bandita, si sia potuta formare una
classe di miliardari capitalisti che controllano l'economia dello Stato
più esteso del Globo? ---- La Russia degli oligarchi di oggi poggia le
sue radici nel regime di corruzione che era presente in Unione Sovietica
già dall'epoca di Bré?nev e che si è andato rafforzando fino allo
scioglimento dell'URSS. Dopo il colpo di stato dell'estate 1991, e il
conseguente scioglimento dell'URSS nel dicembre dello stesso anno, Boris
Yeltsin accelera i processi di liberalizzazione e di smantellamento
dell'economia sovietica che erano stati già avviati da Mikhail Gorbaciov
nella seconda metà degli anni 80. Interi settori dell'economia sovietica
vengono liberalizzati in tutta fretta e vengono ceduti ai privati senza
un sistema organico ben definito di passaggio dalla proprietà dello
Stato al mercato libero. Yeltsin è il responsabile diretto
dall'affermazione in Russia di quello che è stato definito il
capitalismo criminale e selvaggio. In Russia si instaura un vero e
proprio clima da far west, con sparatorie ed eliminazione fisica degli
avversari concorrenti per l'accaparramento dei beni che erano dello
stato. Dal caos imperante emergerà il sistema degli oligarchi, una élite
che si era formata ed arricchita col traffico delle valute e col
contrabbando durante l'Unione Sovietica. Gli oligarchi nascono come
politici, funzionari, dirigenti di aziende pubbliche che hanno avuto
piena libertà di agire e commerciare con l'Occidente capitalista durante
i lunghi anni della guerra fredda, facendo entrare nell'URSS i prodotti
introvabili nel mercato sovietico e accumulando di conseguenza ingenti
capitali. Una élite, nata e cresciuta in seno al partito comunista
sovietico, che aveva ed ha il potere di condizionare chi governa a Mosca.
Yeltsin nel 1992 da via alla terapia shock di passaggio rapido
all'economia di mercato. Il governo della Russia privatizza tutti i
settori dell'economia ex sovietica distribuendo al 97% della popolazione
dei voucher convertibili in azioni. Già nel 1994 il 74% del PIL russo
proviene dall'economia di libero mercato. Il divario fra la minoranza di
nuovi ultra ricchi e il resto della popolazione cresce in modo
esponenziale. Gli oligarchi arricchiti durante l'Unione Sovietica sono
gli unici a detenere enormi somme di denaro, oltre ad avere grandi
aderenze nell'apparato politico del nuovo Stato capitalista, di cui ne
fanno parte integrante. Dopo lo scioglimento del PCUS e dell'Unione
Sovietica la maggioranza degli uomini e delle donne di potere rimane
invariata: hanno semplicemente dismesso il colbacco sovietico per
indossare gli abiti dei politici borghesi. Gli oligarchi in questo
periodo di caos politico ed economico, approfittando della crisi
economica che ha fatto crollare per oltre il 40% i redditi, fanno
incetta dei voucher che il governo aveva distribuito ai cittadini. I
cittadini sono ben felici di liberarsi dei voucher, considerati pezzi di
carta straccia, per potere raggranellare qualche spicciolo e così potere
sbarcare il lunario. In questo modo gli oligarchi espropriano la
popolazione dei voucher/azioni e si impossessano in pochissimo tempo
dell'apparato produttivo, delle fabbriche, delle risorse energetiche e
persino delle abitazioni dei cittadini russi.
Alla fine degli anni 90 il PIL in Russia crolla di oltre il 60% con il
30% della popolazione che va al di sotto della soglia di povertà.
In quegli anni Boris Yeltsin, per affrontare la crisi economica, chiede
prestiti cospicui agli oligarchi, prestiti che vengono ripagati con la
cessione di cospicue quote dell'apparato produttivo ancora rimasto nelle
mani dello Stato. Vengono cosi cedute anche le dodici aziende
strategiche ancora in mano allo Stato. La politica di Yeltsin, mentre fa
arricchire in modo spropositato la casta degli oligarchi, rende lo Stato
russo sempre più povero, arrivando addirittura al default nel 1998.
La ciambella di salvataggio arriva nel 1999 con la nomina a capo del
governo di Vladimir Putin. Il 31 dicembre di quell'anno Yeltsin rassegna
le dimissioni e Putin viene nominato presidente della Russia ad interim.
Putin mostra da subito il pugno duro e promette di mettere fine alle
violenze dilaganti e alla corruzione. In questo modo alle elezioni
presidenziali riesce a superare il 52% dei consensi e da allora Putin
non lascerà più il potere, alternando la nomina di Presidente a quella
di primo ministro.
Putin a differenza di Yeltsin cerca di imbrigliare sotto il suo
controllo il sistema degli oligarchi. Tratta con loro spingendoli ad
accettare il ruolo dello Stato per dirimere le loro dispute di potere.
Putin usa il sistema degli oligarchi per dare al governo una potente
arma per potere agire al di fuori della legge.
Putin in controtendenza ad Yeltsin rinazionalizza i settori strategici
delle comunicazioni, del petrolio, del gas, delle banche, e i settori
legati all'esercito. Gli oligarchi che detenevano questi settori,
comprati per pochi spiccioli, verranno ricompensati in modo miliardario.
Gli oligarchi in era Putin aumenteranno notevolmente di numero invece di
diminuire, divenendo sempre più ricchi.
Putin crea negli anni 2000 diverse holding statali nei settori
aerospaziale, navale, dei gasdotti, delle ferrovie e nel settore
automobilistico.
Gli oligarchi che accettano di rimanere in linea con le decisioni prese
dal Kremlino riceveranno massima tutela e protezione.
Gli oligarchi che rifiutano la collaborazione offerta da Putin verranno
perseguiti per crimini fiscali e finanziari, con la conseguente confisca
delle aziende.
Putin non smantella il sistema criminale degli oligarchi ma cerca di
governarlo, facendo ovviamente anche gli interessi degli stessi
oligarchi. Con Putin già nei primi dieci anni di governo il reddito
medio pro-capite aumenta di ben l'8% all'anno e il PIL cresce del 539%.
Con Putin rinasce l'orgoglio della grande potenza russa, si rispolverano
i miti zaristi e stalinisti, si riattiva lo stato sociale e si da una
forte boccata d'ossigeno alla popolazione dopo la tremenda crisi
economica e sociale dell'era Yeltsin. Tutto questo in un regime
autocratico e fortemente repressivo che garantisce in modo sfrontato la
casta dei nuovi ricchi.
Putin, nei suoi lunghi anni di potere, ha lasciato pressoché intatto il
capitalismo criminale che governa la Russia con il sistema degli
oligarchi, sistema consolidato negli anni 90 in era Yeltsin, ma nato già
in quella che fu l'Unione Sovietica.
Renato Franzitt
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