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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #27-26 - Salario giusto per chi? (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 31 Oct 2026 08:00:23 +0200
Il 24 giugno è diventato legge il decreto sul salario giusto. Accanto ad
altre misure, il provvedimento interviene direttamente sul livello delle
retribuzioni e, indirettamente, sul reddito e sulle modalità in cui si
svolge la contrattazione; mettendo nelle mani dei capitalisti ulteriori
strumenti per regolare a proprio vantaggio il mercato del lavoro. ---
Ancora una volta, ci troviamo di fronte ad un provvedimento che,
accentuando il ruolo del governo nel controllo autoritario della
società, attirando su questo stesso governo il malcontento di vasti
strati della popolazione. Al tempo il provvedimento stesso svela la
funzione effettiva del governo quale strumento della sete di profitto
della borghesia, dimostrando con i fatti la validità della critica
anarchica all'attuale modello di società, basata sul dominio politico ed
economico da parte di una ristretta minoranza privilegiata.
La classe operaia e le classi sfruttate non hanno nulla da attendersi
dalle loro istituzioni e dai loro rappresentanti: solo la loro
organizzazione autonoma e unitaria, sulla base dell'autorganizzazione e
dell'azione diretta, può contrastare il continuo peggioramento delle
condizioni di vita e di lavoro e al tempo stesso creare le premesse per
una nuova organizzazione della società, che superi il regime della
proprietà privata e abbatta ogni forma di governo.
Il governo, con il decreto prima e con la sua trasformazione in legge
poi, stravolge peraltro la gerarchia delle fonti su cui si basa il
diritto del lavoro. Questa gerarchia vede al primo posto la
Costituzione, poi le leggi ordinarie e poi la contrattazione; da notare
che quest'ultima non può stravolgere quanto ordinato dalla Costituzione
e dalle leggi ordinarie. Il testo approvato dal parlamento prevede
invece una sorta di primato della contrattazione fra le parti: scompare
ogni riferimento alla vita libera e dignitosa che dovrebbe essere
assicurata dalla retribuzione corrisposta a chi fornisce la propria
capacità lavorativa, secondo quanto previsto espressamente dalla
Costituzione. Questa disposizione viene invece sostituita dal
riferimento al trattamento economico complessivo definito dai CCNL
stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori
comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
Il rapporto di subordinazione che lega chi svolge lavoro dipendente al
datore di lavoro, elemento che giustificava l'intervento dello Stato nel
rapporto di lavoro - intervento comunque sempre volto a mantenere questa
subordinazione - viene mascherato nel rapporto contrattuale, che diviene
la base del trattamento economico di chi vende la propria capacità
lavorativa.
È un ritorno ad una prassi liberale, già superata a parole dal
corporativismo fascista, superamento poi recepito dalla Costituzione
repubblicana e divenuto prassi comune in seguito alle lotte dell'autunno
caldo.
Il completo abbandono dei salari operai alla discrezione dei capitalisti
è ribadito dalle scelte dei sindacati confederali. Con l'ultima proposta
per un accordo quadro sulle relazioni interconfederali CGIL, CISL e UIL
si sono completamente subordinati di fronte alle richieste padronali e
del governo. L'accettazione dell'indice IPCA NEI come riferimento per
l'aumento delle retribuzioni nominali si traduce nella rinuncia alla
difesa del potere d'acquisto, e quindi delle condizioni di vita per
milioni di lavoratori e per le loro famiglie. Ma figuriamoci se questi
sindacati pensano ad una redistribuzione del reddito a favore dei ceti
sociali più svantaggiati e a danno dei profitti!
Il legame tra burocrazia sindacale e apparato statale è inevitabile: la
principale fonte di entrate non sono le contribuzioni degli iscritti
inseriti in attività produttive, sono i contributi dei pensionati e i
compensi per i servizi di patronato. I sindacati maggiormente
rappresentativi, poi, sono eredi diretti dei sindacati fascisti, e da
questi hanno ereditato la subordinazione alla politica, giustificata in
forme diverse ma concomitanti dalle burocrazie sindacali di ispirazione
socialcomunista, cattolica o repubblicana.
Il processo di costruzione di un regime fascista, in atto oggi in
Italia, non può che beneficiare dell'acquiescenza di CGIL, CISL e UIL.
Il benessere delle classi sfruttate, il loro elevamento materiale e
morale, la loro emancipazione sta nelle loro mani, nella loro capacità
di unirsi e dar vita ad organizzazioni stabili sotto il loro diretto
controllo, autonome dai partiti e dalle istituzioni, secondo i metodi
dell'autorganizzazione e dell'azione diretta.
La Federazione Anarchica Italiana, da anni, ha individuato nel
sindacalismo di base l'embrione di questo tipo di organizzazione. Ma
questi sindacati sono costituiti da attivisti, alcuni dei quali si sono
formati all'interno dei sindacati burocratici, altri sono sottoposti
all'influenza di agitatori ispirati dalle pratiche autoritarie; la loro
base è abituata alla delega e non a prendere in mano l'organizzazione
che dovrebbe difenderla. Tutto questo non può che portare alla
riproposizione nel sindacalismo di base degli stessi difetti del
sindacalismo burocratico.
D'altra parte, alla scelta a favore del sindacalismo di base compiuta
dalla Federazione non ha corrisposto un impegno continuativo e coerente
in difesa delle pratiche dell'azione diretta e dell'autorganizzazione.
Talvolta, anzi, la Federazione ha supportato scelte operate dai vertici
dei sindacati di base in vista di obiettivi politici immediati, senza
supportare abbastanza la maturazione dei processi di lotta tra i
lavoratori. Penso allo sciopero generale in occasione del G8 di Genova o
ad alcuni scioperi generali contro la guerra.
La Federazione Anarchica Italiana, invece, può dare un contributo
decisivo allo sviluppo dell'unità, dell'autonomia, dell'organizzazione
delle classi sfruttate.
Legare i redditi nominali all'indice Istat dei prezzi per le famiglie
degli operai e degli impiegati (indice FOI); rivendicare l'abolizione
dell'IVA sui beni e servizi che fanno parte di questo indice, opporsi ai
35 miliardi che il governo vuole spendere per la guerra e le
multinazionali energetiche possono essere temi da agitare sia nei
sindacati di base che nel lavoro di massa, attraverso volantinaggi,
presidi, manifestazioni. A ciò va aggiunto un lavoro di formazione sulle
modalità di organizzazione e di lotta che puntino alla formazione di
militanti sindacali libertari che trasformino dall'interno le strutture
dei sindacati di base.
La causa dell'emancipazione della classe operaia, dell'abolizione della
proprietà privata, della rivoluzione sociale ha tutto da guadagnare
dalla lotta per i miglioramenti immediati, dalla crescita
dell'organizzazione unitaria e autonoma delle classi sfruttate.
L'esperienza della Rivoluzione spagnola, di cui quest'anno cade il
novantesimo anniversario, è lì ad ammonirci: la sconfitta del colpo di
stato fascista del 19 luglio 1936, le conquiste degli operai e dei
contadini nei mesi successivi non sarebbero state possibili senza
l'esistenza di un'organizzazione autonoma di classe e, al suo interno,
dell'organizzazione della minoranza cosciente ispirata dall'ideale
anarchico. Questa lezione può essere utile anche oggi, contro i
demolitori solipsisti e contro gli autoritari, oltre che contro il
fascismo montante.
Tiziano Antonelli
https://umanitanova.org/salario-giusto-per-chi/
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Per, gli, sugli anarchici
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