|
A - I n f o s
|
|
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists
**
News in all languages
Last 40 posts (Homepage)
Last two
weeks' posts
Our
archives of old posts
The last 100 posts, according
to language
Greek_
中文 Chinese_
Castellano_
Catalan_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Français_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkçe_
_The.Supplement
The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Français_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours |
of past 30 days |
of 2002 |
of 2003 |
of 2004 |
of 2005 |
of 2006 |
of 2007 |
of 2008 |
of 2009 |
of 2010 |
of 2011 |
of 2012 |
of 2013 |
of 2014 |
of 2015 |
of 2016 |
of 2017 |
of 2018 |
of 2019 |
of 2020 |
of 2021 |
of 2022 |
of 2023 |
of 2024 |
of 2025 |
of 2026
Syndication Of A-Infos - including
RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
(it) Italy, FDCA, Cantiere #46 - Vent'anni dopo Bookchin - Per un'eredità vivente di Bookchin:dall'ecologia sociale alle culture di resistenzaFederico Venturini (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 20 Oct 2026 07:55:03 +0300
Vent'anni dopo la morte del pensatore americano Murray Bookchin
(1921-2006), la questione non è stabilire quanto avesse previsto
correttamente il futuro. Più utile è chiedersi perché, dopo decenni di
politiche ambientali, innovazioni tecnologiche e crescente
consapevolezza ecologica, la crisi continui ad aggravarsi. E soprattutto
se gli strumenti dell'ecologia sociale possano ancora aiutarci non
soltanto a comprenderla, ma a trasformare le condizioni sociali che la
producono.
Personalmente, ho incontrato l'ecologia sociale nella tarda adolescenza,
poco dopo il G8 di Genova del 2001, in un centro sociale anarchico di
Udine, tra ecologia sociale, concerti punk e pratiche collettive
quotidiane. Da allora è diventata un riferimento del mio attivismo e
della mia ricerca, fino alla partecipazione alla fondazione del
Transnational Institute of Social Ecology - TRISE (trise.net).
Riprendere Bookchin oggi non significa trasformarlo in un'autorità da
seguire, ma mettere alla prova una delle sue intuizioni centrali: la
crisi ecologica non può essere separata dalla società che l'ha prodotta.
Una crisi sociale ed ecologica
Il cambiamento climatico è soltanto una componente di una trasformazione
più ampia dei sistemi terrestri. Il quadro dei confini planetari (1)
identifica nove processi fondamentali per la stabilità del sistema
Terra: clima, integrità della biosfera, uso del suolo, acqua dolce,
cicli di azoto e fosforo, acidificazione degli oceani, ozono
stratosferico, aerosol atmosferici e nuove entità. Il concetto non
indica un collasso automatico oltre una soglia, ma un aumento del
rischio quando determinati limiti vengono superati.
Il punto non è soltanto quanti confini siano stati oltrepassati. Questi
processi interagiscono e si rafforzano reciprocamente. Non siamo quindi
davanti a problemi separati, ciascuno risolvibile con una tecnologia
specifica, ma a una destabilizzazione complessiva delle condizioni
ecologiche della vita sociale.
La diagnosi biofisica non risponde però da sola alle domande politiche:
chi produce queste pressioni, attraverso quali rapporti economici, a
vantaggio di chi e chi ne subisce le conseguenze? Non tutte le persone,
le classi sociali, le imprese o i territori contribuiscono allo stesso
modo alla crisi. Parlare genericamente di "umanità" rischia di
nascondere profonde disuguaglianze di responsabilità e vulnerabilità.
È qui che l'ecologia sociale compie uno spostamento decisivo. Il
capitalismo, attraverso estrazione, mercificazione, accumulazione e
crescita continua, intensifica la pressione sui sistemi naturali. Ma per
Bookchin il problema è più profondo: l'idea di dominare la natura si
sviluppa insieme alle forme attraverso cui gli esseri umani hanno
imparato a dominare altri esseri umani. Il capitalismo è oggi il
principale amplificatore della devastazione ecologica, ma gerarchia e
dominio hanno una storia più lunga. (2)
Città, urbanizzazione ed ecologia
Questa relazione diventa particolarmente visibile nelle città. Per
l'ecologia sociale la città non è soltanto un insieme di edifici e
infrastrutture, ma anche uno spazio di prossimità, conflitto e
costruzione della vita politica (3) . Bookchin distingue per questo la
città dall'urbanizzazione: la prima può generare civitas e possibilità
di autogoverno; la seconda tende invece a espandersi come ambiente
costruito amorfo, subordinando lo spazio alle esigenze della
circolazione economica.
L'urbanizzazione capitalistica trasforma il territorio in merce. Terra,
abitazioni e spazi pubblici vengono valutati attraverso la loro capacità
di produrre rendita. La città consuma suolo e risorse, separa funzioni e
popolazioni e concentra enormi flussi di materiali ed energia.
Da qui emerge un limite dell'ambientalismo quando si riduce alla
gestione degli impatti. Verde urbano, efficienza energetica, riciclo e
rinnovabili sono necessari, ma non costituiscono di per sé una
trasformazione ecologica. Una città può diventare più efficiente
continuando a espellere le classi popolari o mantenendo un territorio
costruito attorno alla mobilità privata.
L'ecologia sociale propone dunque uno spostamento più radicale:
dall'ambientalismo come gestione degli impatti all'ecologia come
trasformazione delle relazioni sociali. Non basta rendere più verde la
città capitalistica; occorre interrogare proprietà, produzione,
distribuzione delle risorse e soprattutto il potere decisionale. Anche
l'urbanistica non è neutrale: ogni forma urbana incorpora decisioni su
chi può abitare dove, come ci si muove e chi partecipa alle scelte.
Quattro dimensioni dell'ecologia sociale
Ritengo che la rilevanza del contributo di Bookchin possa essere letta
attraverso quattro dimensioni interconnesse: analisi, etica, prassi e
visione politica.
- Analisi.
La distruzione ecologica non può essere separata da gerarchia, dominio,
sfruttamento e capitalismo. Le crisi ambientali e sociali sono
manifestazioni interconnesse di rapporti di potere. Il capitalismo è
centrale, ma gerarchia e dominio non possono essere ridotti ai soli
rapporti di classe. Allo stesso tempo, Bookchin individua nella storia
una persistente eredità di libertà, fatta di cooperazione, mutuo
appoggio, forme comunitarie e momenti di autogoverno.
- Etica.
Attraverso il naturalismo dialettico l'ecologia sociale offre un
fondamento etico ricostruttivo. Natura e società non sono due mondi
separati: la società emerge dalla natura e ne rappresenta uno sviluppo
specifico. Bookchin distingue una "prima natura", costituita
dall'evoluzione biologica, e una "seconda natura", rappresentata
dall'evoluzione sociale umana. Il naturalismo dialettico cerca anche le
potenzialità contenute nei processi naturali e sociali. Cooperazione,
mutuo appoggio, differenziazione e unità nella diversità mostrano che
competizione e dominio non esauriscono le forme possibili di relazione.
Una possibile futura "terza natura" indica la riconciliazione tra prima
e seconda natura attraverso relazioni sociali non gerarchiche ed
ecologicamente sostenibili.
- Prassi.
L'ecologia sociale traduce analisi ed etica in azione diretta,
democrazia diretta, assemblee popolari, confederazione e gestione
comunitaria dell'economia. L'azione diretta non è soltanto una tattica
di protesta: è un processo attraverso cui individui e comunità
recuperano capacità di decidere e agire, sperimentando nel presente
relazioni che prefigurano una società diversa. Per Bookchin il potere
non può essere semplicemente abolito: la questione è dove risiede e
attraverso quali istituzioni viene esercitato. Un potere concentrato
nello Stato o nelle strutture economiche diventa "potere su"; un potere
costruito attraverso istituzioni popolari può diventare capacità
collettiva di creare e autodeterminarsi.
- Visione eutopica.
L'ecologia sociale offre infine un orizzonte eutopico: non una società
perfetta, ma la costruzione concreta di "luoghi buoni" nei quali
libertà, giustizia sociale ed equilibrio ecologico possano svilupparsi
insieme. La post-scarsità non significa abbondanza illimitata, ma
utilizzare risorse, conoscenze e tecnologie per garantire condizioni
materiali dignitose e liberare tempo per partecipazione politica,
creatività e relazioni sociali (4) . Anche la tecnologia va valutata
chiedendosi chi la controlla, quali bisogni soddisfa e quale rapporto
instaura con gli ecosistemi. L'obiettivo non è una versione più verde
della società esistente, ma una trasformazione delle sue condizioni
sociali, economiche e politiche.
Criticare Bookchin per mantenerne viva l'eredità
Mantenere viva l'ecologia sociale significa anche criticarne i limiti.
Un primo nodo riguarda il municipalismo libertario e il ruolo attribuito
alle elezioni comunali. Bookchin distingue il livello municipale dalle
istituzioni statali e considera il comune uno spazio nel quale può
essere recuperato un controllo più diretto dei cittadini. Ma questa
distinzione non è scontata. Un'amministrazione comunale rimane inserita
nell'ordinamento giuridico, fiscale e burocratico dello Stato, e la
vicinanza geografica tra rappresentanti e rappresentati non rende
automaticamente il mandato più vincolante o democratico. Senza assemblee
autonome, movimenti sociali e strumenti reali di controllo e revoca, il
rischio è che il municipalismo si riduca a una forma locale di
parlamentarismo.
Un secondo limite riguarda la democrazia stessa. La distinzione tra
decisione politica e amministrazione tecnica è utile, ma il confine è
spesso incerto: energia, trasporti o salute implicano competenze
specialistiche, priorità politiche e distribuzione di risorse. Anche la
preferenza per la maggioranza lascia aperto il problema del dissenso e
delle minoranze. Un limite più generale riguarda la geografia politica e
intellettuale entro cui Bookchin elaborò il proprio progetto. I suoi
riferimenti principali rimangono la polis greca, le città medievali
europee, la Rivoluzione francese, l'anarchismo spagnolo e i town
meetings del New England. Conosceva e talvolta citava esperienze
sviluppatesi altrove ma raramente i movimenti contemporanei del Sud
globale diventarono interlocutori capaci di modificare profondamente la
sua teoria. Colonialismo e razzismo, pur incompatibili con l'impianto
dell'ecologia sociale, non ricevono la stessa attenzione sistematica
riservata a gerarchia, Stato e classe.
Gli zapatisti rendono questo limite evidente.
Mentre Bookchin rendeva sempre più prescrittivo il municipalismo
libertario, in Chiapas si sviluppavano forme di autonomia fondate sul
mandar obedeciendo, sulla rotazione delle responsabilità e
sull'articolazione tra comunità e territori. All'interno dello stesso
limite può essere letta la sua posizione sulla Palestina (5): una teoria
fondata sulla critica del dominio avrebbe potuto applicare con maggiore
radicalità le proprie categorie alla colonizzazione territoriale, alle
espulsioni e alle asimmetrie prodotte dalla costruzione dello Stato
israeliano. Questi limiti non cancellano il valore dell'ecologia
sociale; mostrano la necessità di sottrarla alla trasformazione in dottrina.
Costruire culture di resistenza
Che cosa dovremmo dunque fare del sapere accumulato attraverso decenni
di ecologia sociale?
Non conservarlo immutato. Se l'eredità di Bookchin deve rimanere viva,
deve continuare a essere interrogata e trasformata alla luce delle
contraddizioni del presente e delle esperienze venute dopo di lui.
In questo senso, il contributo di Bookchin può essere collocato
all'interno di un processo più ampio che definisco costruzione di
culture di resistenza: un processo di apprendimento che trae alimento
dalla memoria del passato e dall'immaginazione di futuri possibili in
armonia con la natura. Esso si sviluppa attraverso progetti sociali
alternativi e movimenti che sorgono in opposizione al capitalismo e alle
diverse forme di dominio, producendo idee, pratiche, valori e norme
condivise capaci di dare forma ad alternative ricostruttive e liberatorie.
Parlare di culture, al plurale, è fondamentale.
Non esiste una cultura rivoluzionaria trasferibile da un luogo
all'altro, né un percorso universale.
Le lotte emergono da condizioni specifiche: ciò che può essere condiviso
non è un modello, ma un patrimonio di esperienze, errori e possibilità.
Costruire culture di resistenza significa ricordare, perché la memoria
delle lotte ci sottrae al presente come unico mondo possibile;
immaginare, perché il capitalismo restringe lo spazio delle alternative;
e trasformare, perché memoria e immaginazione acquistano forza quando
vengono messe alla prova nelle pratiche collettive.
È in questo senso che possiamo imparare dagli zapatisti, dal movimento
di liberazione curdo e dalle molte esperienze che costruiscono
autonomia, mutuo appoggio e democrazia dal basso. Non come modelli da
copiare, ma come sperimentazioni situate capaci di mostrare come idee
radicali possano essere reinterpretate e trasformate in istituzioni
radicate nella vita quotidiana.
Costruire culture di resistenza significa quindi muoversi tra scoperta,
coinvolgimento e trasformazione: scoprire pratiche e storie che mettono
in discussione ciò che consideravamo inevitabile; metterle alla prova
nelle nostre realtà; trasformarle e lasciarci trasformare dalle loro
contraddizioni.
È qui che l'eredità di Bookchin può continuare a essere utile: non come
insieme di risposte definitive, ma come parte di un patrimonio più vasto
di conoscenze e pratiche rivoluzionarie. La nostra responsabilità è
mantenerlo vivo, utile e accessibile ai movimenti impegnati nella
trasformazione sociale.
È in questo modo che possiamo rendere omaggio a Bookchin: non
conservando immutata la sua opera, ma contribuendo alla costruzione di
culture di resistenza capaci di ricordare il passato, immaginare ciò che
ancora non esiste e trasformare concretamente il presente, mantenendo
vive le possibilità rivoluzionarie.
Note:
(https://economiacircolare.com/planetary-boundaries-cosa-sono/)
(https://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=428).
(https://www.eleuthera.it/scheda_libro.php? Idlib=556)
(https://www.orthotes.com/anarchism/?
srsltid=AfmBOoq9AncZyDKm_v0_JFyd2HODXJNlxI4ZoXVusjXI9NrAJFz1tI6Q)
(https://theanarchistlibrary.org/library/murray-bookchin-attacks-on-israel-ignore-the-long-history-of-arab-conflict)
https://alternativalibertaria.org/
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
- Prev by Date:
(it) Spaine, Regeneracion: Auto-organizzazione di classe di fronte alla crisi abitativa - A cura di LIZA (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
- Next by Date:
(de) France, UCL-Erklärung: Wie lässt sich die Katastrophe abwenden? (ca, en, it, fr, pt, tr)[maschinelle Übersetzung]
A-Infos Information Center