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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #24-26 - Migrazioni, repressione e corsa elettorale. La lezione di Ceuta (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 17 Oct 2026 08:29:48 +0300
La settimana scorsa il governo Meloni ha prolungato di altri 15 giorni
la sospensione del trattato di Schengen con lo Stato spagnolo ricevendo,
come ovvia contropartita, lo stesso trattamento. Le motivazioni
pubbliche e sbandierate sono le solite: contrasto all'immigrazione
clandestina, lotta al 'terrorismo', ecc. Quelle occulte, per chi le
vuole vedere, parlano di rilancio del sovranismo identitario e di
tentativo di demolizione di ogni politica immigratoria che non sappia di
violenza e sfruttamento intensivo.
La vicenda di Ceuta è stata un'occasione troppo grossa, troppo
appetitosa per farsela sfuggire e così; grazie al clima preelettorale
già ampiamente arroventato, Meloni e i suoi hanno pensato bene di dar
fiato alla grancassa, cercando alleanze a destra e a manca (ognuno ha i
volenterosi che si merita) e di mettere sulla graticola il premier
Sanchez e il suo governo socialista. Tra i primi a rispondere al loro
richiamo la socialdemocratica danese - ovviamente osannata dai
'giornali' di Angelucci - e le formazioni dal nazionalismo più becero.
Ma cosa è successo a Ceuta, questo piccolo residuo territoriale (insieme
a Melilla) dell'impero coloniale spagnolo in Africa? Il 30 luglio un
numero di persone imprecisato ma sicuramente superiore a 60mila, è
riuscito a penetrare nella città, soprattutto via mare, credendo che in
base ad una sentenza della Corte Suprema spagnola essere a Ceuta
equivalesse ad essere in Spagna e quindi nell'Unione europea, potendo
così presentare domanda di diritto d'asilo e ottenere una sua
valutazione da parte dei tribunali. Ma Ceuta gode di un regime
particolare che non contempla l'adesione al trattato di Schengen, poiché
non appartiene al territorio metropolitano spagnolo, anche se è
sottoposta alle sue leggi e numerose caserme alloggiano nella sua area,
come d'altronde a Melilla.
Ancora oggi vi è un rimpallo di responsabilità su chi ha favorito in
poche ore questo afflusso ingente in una località che conta abitualmente
circa 80mila residenti, creando e vivendo, come si può ben capire, non
poche difficoltà.
Inizialmente si è pensato subito alle responsabilità del governo del
Marocco - firmatario dei Patti d'Abramo e fedele alleato degli USA - che
su istigazione statunitense e israeliana avrebbe operato per mettere in
difficoltà Sanchez, allo scopo di punirlo sia per la mancata
disponibilità delle basi per l'attacco all'Iran sia per il
riconoscimento della Palestina come stato indipendente. Oggi Sanchez
scagiona il monarca di Rabat, la sua guardia di frontiera e la sua
intelligence da ogni responsabilità e accusa russi, Israele e la destra
fascista di avere provocato, con la diffusione a pioggia di fakenews, lo
sviluppo di illusioni ed aspettative nelle masse giovanili marocchine e
subsahariane desiderose di liberarsi dalle condizioni di repressione,
oppressione e sottosviluppo nelle quali sono costrette a vivere sotto il
tallone di regimi autocratici, militaristi e patriarcali.
L'operazione, secondo Sanchez, rientra nell'obiettivo congiunto dei suoi
attori di sfasciare l'Unione europea, riportandola indietro nel tempo,
indebolendola per riconsegnarla agli appetiti delle potenze imperialiste.
Quello che è certo è che l'ondata umana, carica di speranze e di
disperazione, nonostante in poco tempo sia stata fortemente
ridimensionata con il ritorno in Marocco della maggior parte delle
persone, ha fornito agli avvoltoi di turno, ai pennivendoli di regime, a
teleMeloni, un'immagine utile alla propaganda più becera fatta di
minacce di sostituzione etnica, di barbari alle porte, di terroristi
jiadisti e chi più ne ha più ne metta.
Un'immagine prontamente giocata sul tavolo dei rapporti di forza a
Bruxelles, cercando di imporre politiche del processo migratorio
funzionali alla visione autoritaria e suprematista della destra
identitaria. Non è un caso che Sanchez e il suo governo, al netto di
tutte le brutture che lo contraddistinguono (vedi la successione di
scandali che hanno riguardato membri del governo e della famiglia), sia
stato messo al palo proprio per le politiche migratorie messe in atto
nel paese, politiche tese alla regolamentazione del 'mercato del lavoro'
e dei permessi di soggiorno, all'eliminazione del lavoro nero,
all'integrazione dei lavoratori e delle lavoratrici immigrate.
Politiche che fanno si che la Spagna sia l'unico paese dell'UE ad avere
un tasso di crescita superiore a quello di tutti gli altri. Non che
questo sia un dato che ci interessi più di tanto, ma comunque ci dà una
lettura diversa rispetto alle soluzioni che altri, Meloni in primis,
prospettano, come ad esempio l'esternalizzazione dei migranti in campi
di concentramento distribuiti tra Europa e Africa, in Albania, in
Uganda, in Kosovo, ecc. Naturalmente senza dare vita a misure
sostanziali che possano portare a soluzione, o almeno a una mitigazione,
degli effetti più infami dei processi migratori, processi sempre meno
eccezionali e sempre più strutturali, anche grazie al riscaldamento
terrestre e alle guerre.
Anche i miseri risultati (tutte chiacchiere e distintivo) della
conferenza indetta dalla nostra brillante premier la dicono lunga sul
valore di quanto fatto e detto. Germania, Austria, Svizzera, Olanda,
ecc. hanno deciso di rinviare in Italia, in base agli accordi di giugno
sul contenimento dei migranti, le persone sbarcate a suo tempo sul
territorio italico e che, in base alla legislazione, qui debbono
rimanere per le domande di riconoscimento del diritto a permanerci. La
tanto sbandierata solidarietà tra gli Stati per la gestione delle
frontiere e dei processi migratori, che dovrebbe stare alla base dei
principi dell'Unione, sta dimostrando la sua sostanziale inconsistenza;
le crescenti spese militari, l'aumento del costo della vita, la
diversificazione del modo di porsi rispetto agli stessi conflitti
militari, soprattutto quello russo-ucraino, stanno erodendo alla base la
struttura politica dell'Unione e si tratterà di vedere quanto e come le
prossime scadenze elettorali, pur se manipolate e costruite con leggi
apposite, potranno incidere sul processo degenerativo in corso.
Intanto una cosa dovrebbe essere chiara.
Lo stato demografico del paese Italia prevede per il 2050 (report Istat
del 31 agosto u.s.) che "la forza lavoro tra i 15 e i 64 anni scenderà
da 24,8 a 21,4 milioni", mentre la popolazione nel suo complesso calerà
di 4 milioni, l'età media supererà i 51 anni e gli ultra65enni
arriveranno al 34,5% del totale. E questi sono dati che preoccupano gli
utilizzatori di carne umana alla ricerca della crescita inarrestabile.
Ma mentre l'èlite economica del paese si preoccupa, la classe politica
continua a lavorare per la propria permanenza, o per il ricambio, al
potere. Meglio quindi puntare alla pancia del paese incrementando paure
e seminando odio; si arriva al paradosso che il governo Meloni aumenta
alla chetichella la quota dei lavoratori extra UE per fare fronte alle
richieste degli imprenditori mentre al contempo i suoi scherani sul
territorio si impegnano a negare bisogni e necessità del mondo
immigrato, ormai più che stabilizzato. L'esempio più recente: la
negazione dei permessi per la costruzione di una moschea nel territorio
veneziano richiesta dalle migliaia di bengalesi che lavorano nei
cantieri navali. Un esempio che, anche se non ci scalda il cuore, sta a
dimostrare la mancanza di rispetto nei confronti di una comunità
pienamente inserita nel tessuto economico del paese.
La realtà è che invece di operare per l'eguaglianza delle libertà e
delle possibilità per chiunque si trovi a vivere su questo territorio,
dando un colpo definitivo al lavoro nero e al calo progressivo dei
salari, si preferisce urlare a 'dagli al clandestino', alla paura
dell'uomo nero e alla caccia al 'maranza', con tutto il suo seguito
fatto di difesa dell'identità (quale?), di remigrazione, di
rafforzamento dei confini e soprattutto di militarizzazione del
territorio con tanto di leggi speciali sempre più autoritarie. Ecco
l'utilizzo che il governo italiano e la destra europea stanno facendo di
Ceuta, di Schengen e compagnia bella. E questo mentre a Ceuta
l'emergenza sociale e umanitaria diventa sempre più grave, con migranti
e residenti allo stremo, ondate di aggressioni contro i cittadini
stranieri che vivono per strada, centri di accoglienza assolutamente
insufficienti, mentre i partiti di destra soffiano sul fuoco della
graticola dalla quale Sanchez non sa o non può venirne fuori.
È anche questo un tassello della guerra che sta incendiando il mondo intero.
Massimo Varengo
https://umanitanova.org/migrazioni-repressione-e-corsa-elettorale-la-lezione-di-ceuta/
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