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(it) Italy, Sicilia Libertaria #470 - CLASSI: ORIZZONTE CULTURALE, VALORIALE E POLITICO. Egemonia Culturale (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Sun, 4 Oct 2026 08:17:11 +0300


Irisultati del recente referendum sulla giustizia, sommati agli scossoni e ad una manciata di dimissioni susseguenti, avevano dato alla testa agli esponenti del "campo largo" nel centrosinistra. Questi fattori erano stati interpretati entusiasticamente come sintomatici di un imminente crollo del consenso nei confronti del governo, e come esempi del suo disperato tentativo di invertire la tendenza negativa a livello elettorale, rimodellando lievemente le parole d'ordine su determinate faccende (vedi la detenzione degli attivisti della Flotilla).
Improvvisamente era spuntato fuori un racconto (e si sottolinea questo termine, poiché il costrutto retorico è protagonista) di rivalsa e di ripresa dell'opposizione di centrosinistra, corroborata dall'esito degli ultimi sondaggi elettorali, col "sorpasso" inatteso del campo largo sulla coalizione di governo. Già si preparava la festa vittoriosa delle prossime elezioni politiche, già si blaterava in merito alle primarie allargate....
poi è arrivata la prima tornata di elezioni amministrative... e si sono svegliati tutti sudati e coi sogni infranti.
Nuovo dietrofront quindi, anche tra i mass media più critici nei confronti del governo Meloni, che pure avevano cavalcato alla grande i risultati del referendum, definendoli come la testimonianza più plastica di una fantomatica "egemonia culturale" di sinistra che ancora funge da baluardo, poiché la destra non sarebbe stata capace di produrre una classe dirigente abile nell'occupare quel ruolo.
Vale la pena di comprendere quanto c'è di reale e quanto c'è di auspicio in questa convinzione.
Anzitutto, ammettendo che abbia ancora senso oggi guardare alla politica con la lente gramsciana dell'egemonia culturale, non bisogna banalizzarla in qualcosa che non è. Che la destra o la sinistra producano una classe dirigente incapace non è il discrimine, bensì lo è il fatto che questa stessa classe dirigente riesca a svolgere un ruolo di guida come intellettuali organici alla propria classe. Ma a chi parla oggi di egemonia culturale di sinistra verrebbe anche da chiedere che idea ha delle classi sociali, perché non è affatto scontato che ne abbia un'idea chiara! Chi parla oggi di proletariato, chi parla oggi di classe operaia? Occorre chiedersi quale sia l'orizzonte culturale, valoriale e politico in cui si riconosce prevalentemente una classe. E bisogna leggere le situazioni con lucidità: la verità è che il consenso nei confronti della propaganda nazionalistica, di stampo razzista e di ispirazione fascista, è ancora molto forte in Italia, e con un bacino di elettori distribuito in maniera trasversale ed eterogenea a livello di provenienza sociale. Il nucleo valoriale dell'uomo forte al comando, dell'idolatria verso il potere economico, della demonizzazione di ogni forma di internazionalismo, e quant'altro, proviene da un lungo percorso politico e culturale recente che ha già avuto il suo massimo campione in Silvio Berlusconi.
Parlare di egemonia culturale di sinistra per fare sonni sereni è decisamente fuorviante. Anzitutto, perché questo è un Paese in cui la maggioranza di chi va a votare è piuttosto ricettiva alla retorica "salvinimelonivannacciana", rispetto che a qualsiasi altro tipo di direzione. E poi, ci sono tutti quei milioni di persone che non votano, o che non votano più da tempo. E no, purtroppo non sono tutti compagni anarchici. L'astensionismo, che ha proporzioni enormi e in crescita (36% nel 2022, dopo che fu del 27% nel 2018) non può essere migrato in blocco scioccamente in una "egemonia di sinistra", perché all'interno delle ragioni dell'astensionismo ci sono scelte molteplici, frammentate, talvolta agli antipodi; in moltissimi casi è semplicemente frutto di un totale disinteresse nei confronti della politica, che sfocia in astensionismo neanche come scelta scientemente presa.
A maggior ragione, fa molto effetto pensare che per il referendum sulla giustizia quella stessa percentuale è salita a circa 41%, nonostante il fervore positivo con cui si è guardato all'affluenza. Ed anche la vittoria del No va contestualizzata in modo completamente diverso rispetto alle elezioni politiche: proprio lo schieramento del No ha raccolto, mai come questa volta, dei consensi ampiamente trasversali; inoltre, come descritto nel numero precedente di aprile di SL, grosso della campagna per il No se la è fatta la destra da sola giocandosela a chi la sparava più grossa. Coi risultati noti. Stai a vedere che anche Nordio subisce il fascino dell'egemonia culturale di sinistra!

Alessandro Usai

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