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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #22-26 - Fermare l'Europa dei Lager. Regolamento rimpatri (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 19 Aug 2026 07:22:12 +0300
Con il nuovo accordo sui rimpatri, l'Unione europea ha scritto una
nuova, vergognosa pagina della sua storia. Il parlamento e il consiglio
dell'Unione hanno siglato un'intesa che rientra nel più vasto Patto
europeo sull'immigrazione e l'asilo, già entrato in vigore due anni fa e
ora pienamente applicabile. --- Il nuovo regolamento è stato approvato
in parlamento con i voti di tutte le forze di destra: Popolari (Ppe),
Conservatori (Ecr), Patrioti (Ppe) e Sovranisti (Ecr), più - manco a
dirlo - alcuni eurodeputati di centrosinistra.
Quello che è avvenuto in aula, subito dopo la votazione, è stato
agghiacciante. Dai loro scranni, i fascisti - con un ghigno compiaciuto
- hanno scandito il becero slogan: «Send them back!» («Rispediamoli
indietro!») per festeggiare questa sconfitta dell'umanità.
Non c'è altro modo, infatti, per definire l'insieme dei provvedimenti
approvati. Con la volontà di uniformare e inasprire le regole del
rimpatrio, l'Unione europea punta alla realizzazione di "return hub",
ovvero centri di detenzione costruiti in paesi terzi dove deportare gli
immigrati espulsi. Per esplicita ammissione dei parlamentari promotori,
l'idea si ispira al modello degli hotspot voluti dal governo Meloni in
Albania, un esperimento repressivo aberrante da molti punti di vista,
anche giuridici.
Gli stati membri dell'Ue, quindi, potranno siglare accordi bilaterali
con paesi terzi per trasferirvi chi andrà rimpatriato, anche in assenza
di legami con quel paese. Un incubo che potrà inghiottire persino
famiglie con bambini, spediti come pacchi postali in campi di
internamento di paesi a loro sconosciuti. L'unica condizione richiesta è
che il paese terzo rispetti gli standard internazionali sui diritti
umani ma non c'è alcun obbligo, ad esempio, di adesione alla convenzione
di Ginevra sui rifugiati. Questi paesi terzi dovranno poi occuparsi di
stabilire accordi con i paesi di origine degli immigrati per organizzare
il rimpatrio ma è evidente che questa prospettiva è difficilmente
realizzabile.
Gli immigrati che non collaboreranno alla propria deportazione saranno
puniti con una detenzione che si prolungherà fino a un massimo di trenta
mesi. Due anni e mezzo in un centro di detenzione per la sola colpa di
non avere i documenti e di volere una vita migliore.
Ampliati, infine, i poteri investigativi delle autorità competenti: sono
previste perquisizioni anche nelle case, il sequestro di effetti
personali e l'utilizzo di dispositivi di localizzazione.
Chi legge Umanità Nova o chi, più semplicemente, ha osservato almeno con
un po' di attenzione il modo in cui gli stati hanno sempre gestito i
flussi migratori, sa bene che i campi di detenzione amministrativa fanno
parte dell'universo repressivo europeo da circa trent'anni. In Italia
hanno cambiato più volte denominazione ma non sono mai cambiati nella
sostanza. Gli odierni centri per il rimpatrio sono buchi neri in cui
affonda la civiltà, discariche umane usate come arma terroristica nei
confronti delle vittime di un sistema legislativo e burocratico che
reprime l'irregolarità sabotando, nel contempo, i canali e le
opportunità di regolarizzazione. Un circolo vizioso che risulta illogico
solo in apparenza perché, nella realtà, risponde a precise esigenze
economiche e classiste di sfruttamento e ricatto.
Quello che cambia, da ora in poi, è la messa a sistema della repressione
da parte dell'Unione europea. Se prima ogni stato membro era in un certo
senso libero di interpretare a suo modo la generale impostazione
repressiva della "Fortezza Europa" e delle sue frontiere, adesso si
andrà verso una maggiore uniformità con l'adozione dell'Ordine europeo
di rimpatrio, una specie di foglio di via unico che sarà inserito nel
Sistema d'informazione Schengen e che permetterà a uno stato europeo
l'esecuzione immediata di un'espulsione già decisa da un altro paese. Se
a questo aggiungiamo il subappalto delle deportazioni a paesi non
europei, il quadro è completo.
Alla luce di tutto questo si capisce il perché della soddisfazione dei
fascisti europei, dei loro cori osceni e dell'arrogante impunità con cui
si sentono liberi di poter schiumare i loro proclami all'insegna della
"remigrazione" e di altre porcherie.
Non c'è niente di consolatorio nel constatare che abbiamo sempre avuto
ragione. Già trent'anni fa il movimento anarchico denunciava
all'opinione pubblica l'estrema pericolosità di una deriva politica e
culturale che, partendo dalla repressione nei confronti dei cosiddetti
"clandestini", si sarebbe abbattuta su tutti i soggetti più vulnerabili.
Ancora una volta, gli immigrati restano il migliore capro espiatorio
necessario alla costruzione di un consenso fatto di paura e di rancore.
Oggi, nell'Europa delle libertà civili (alla quale, per altro, noi non
abbiamo mai creduto) le deportazioni di massa degli stranieri diventano
una prospettiva praticabile e orgogliosamente rivendicata, mentre nei
singoli stati si adottano leggi e provvedimenti che inaspriscono la
repressione e colpiscono il dissenso interno.
Oggi, dopo trent'anni di propaganda dell'odio e di sistematica guerra ai
poveri, ci ritroviamo letteralmente il fascismo all'ordine del giorno.
Per quanto possa sembrare difficile non c'è altra via di uscita: non
bisogna mollare e, anzi, è necessario rilanciare le ragioni della
solidarietà e della libertà in ogni ambito di discussione, di conflitto,
di lotta.
Alberto La Via
https://umanitanova.org/fermare-leuropa-dei-lager-regolamento-rimpatri/
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