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(it) Italy, Sicilia Libertaria #469 - INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CONTROLLO SOCIALE E GUERRA ALGORITMICA. - Il panottico digitale (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Fri, 14 Aug 2026 07:15:32 +0300


Nel 1942 lo scrittore Isaac Asimov, nei suoi romanzi e racconti sui robot, formulò le Tre Leggi della Robotica: un codice etico concepito per garantire che le macchine programmate dall'essere umano non potessero mai nuocergli. La prima legge era tassativa: "un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno". Decenni più tardi, il cinema di Hollywood ha presentato a un pubblico di adolescenti l'antitesi perfetta di questo ideale, con la saga cinematografica di Terminator: Skynet, un'intelligenza artificiale militare che prende coscienza di sé e decide di sterminare l'umanità. Oggi, la realtà della guerra digitale si trova in una pericolosa via di mezzo. Non parliamo più di robot umanoidi dagli occhi rossi che marciano su città distrutte, bensì di algoritmi invisibili, cyberattacchi automatizzati e sistemi d'arma autonomi. L'IA è entrata nel campo di battaglia, sia virtuale che materiale, frantumando del tutto le romantiche leggi di Asimov e avvicinandoci sempre più al freddo calcolo di Skynet, costantemente al servizio di quella struttura burocratica dello Stato che ne legittima e gestisce l'uso. La storia della tecnologia militare è, in fondo, la storia dell'espansione dei meccanismi di controllo sociale e statale; per cui, gli algoritmi contemporanei non rappresentano una rottura con il passato, ma la fase più raffinata e pericolosa della burocrazia istituzionalizzata.

Questa transizione dalla guerra convenzionale alla guerra digitale si regge su una pericolosa disumanizzazione della violenza, trasformando l'esistenza di una comunità o di un individuo in un semplice "modello di comportamento sospetto" rilevato da un software e che lo Stato riesce a cancellare senza il peso morale dell'assassinio. Progettata dalle strutture di dominio degli Stati egemoni, l'Intelligenza Artificiale eredita e automatizza i loro pregiudizi e la loro violenza strutturale. In questo senso, il pericolo attuale non è che le macchine pensino da sole, ma che l'essere umano accetti di sottomettersi a un'opaca logica algoritmica in cui la responsabilità svanisce dietro lo schermo perché, secondo i nuovi dogmi del potere, il sistema non sbaglia. È precisamente in questo ecosistema di controllo burocratico che acquista senso la comparsa di corporazioni come Palantir Technologies. Fondata nel 2004 con il capitale iniziale della CIA, Palantir non è nata per creare armi fisiche, ma per progettare un sistema di sorveglianza digitale globale all'indomani degli attentati dell'11 settembre. Il nome stesso dell'azienda, tratto dalle pietre veggenti della mitologia di Tolkien, l'eroe dei fascisti nostrani, che permettevano di osservare a distanza, ne svela la vera ambizione: il panottico assoluto. Unificando in un'unica interfaccia banche dati di precedenti penali, registri finanziari, comunicazioni telefoniche e immagini satellitari, la compagnia ha dimostrato allo Stato che il caos del mondo sociale poteva essere ordinato, etichettato e reso prevedibile per l'apparato militare e di polizia.

Questo sodalizio tra capitale privato e potere statale ha raggiunto la piena maturità con lo sviluppo di progetti come Maven, un sistema in cui il software di Palantir accumula migliaia di ore di registrazioni da droni per identificare obiettivi in modo automatizzato e persino decide chi eliminare. Introducendo piattaforme come il suo più recente sistema di intelligenza artificiale per la difesa, la corporazione trasferisce i propri modelli di linguaggio algoritmico, capaci di analizzare una massa enorme di dati, direttamente nei quartieri generali militari, consentendo ai comandanti di interrogare il sistema in linguaggio naturale affinché un algoritmo elabori opzioni di attacco. Quello che era iniziato come uno strumento di analisi d'intelligence negli uffici governativi è diventato il vero motore della letalità nei conflitti moderni, dall'Ucraina fino al Medio Oriente. Palantir rappresenta la privatizzazione della sorveglianza dello Stato, un intermediario interessato al guadagno basato sulla violenza istituzionale, producendo un software ottimizzato per l'efficienza dello sterminio, che controlla e gli permette anche di decidere, finendo per esautorare y suoi stessi padroni. Infatti, gli inventori di Palantir non si sono limitati al ruolo di "tecnici", ma ne hanno elaborato anche una narrazione ideologica che ne legittima gli eccessi e li camuffa da destino storico inevitabile; una giustificazione filosofica che è stata esposta chiaramente dal suo amministratore delegato, Alex Karp, attraverso la pubblicazione del suo manifesto basato sul libro La Repubblica Tecnologica. Come l'alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell'Occidente, pubblicato in Italia nel 2025, suscitando un profondo allarme internazionale. Così Karp assume un ruolo dottrinale, articolando un decalogo che i critici non hanno esitato a definire come un esercizio di "tecnofascismo" spudorato. La sua tesi centrale è tanto diretta quanto inquietante: la sopravvivenza dell'Occidente non dipende più da consensi democratici né dalla diplomazia, bensì dal "potere duro basato sul software". L'argomentazione è la stessa che lo Stato ha storicamente utilizzato per giustificare le sue peggiori derive totalitarie: la violenza automatizzata come misura inevitabile di autodifesa di fronte agli "altri": nemici barbari e selvaggi.

Una lettura libertaria permette concludere che questo manifesto non è altro che la razionalizzazione post hoc di una corporazione che trae la propria ricchezza e il proprio potere direttamente dalla violenza istituzionale, proclamando che "alcune culture sono inferiori ad altre" e che il software deve imporre l'ordine civilizzatore, codificando così digitalmente i propri pregiudizi suprematisti all'interno di linee di codice che poi decideranno chi debba essere considerato un bersaglio legittimo. In effetti sono processi già visti e analizzati, considerando che lo Stato finisce per essere solo un contenitore che i poteri fattici riempiono. L'aspetto nuovo, che mi sembra poco considerato, è che lo "strumento", Marx direbbe l'automa, sta acquisendo sempre più autonomia e non mi sembrano lontani i tempi in cui finirà per decidere per suo conto (Asimov già l'aveva previsto).

Di fronte all'espansione incontrollata di questo complesso militare-tecnologico statunitense e cinese, le risposte istituzionali degli altri blocchi geopolitici hanno mostrato un'allarmante fragilità, come nel caso dell'Unione Europea che nella sua presa regolazione ha escluso precisamente l'uso bellico delle IA. Evidentemente, la problematica etica non può più essere risolta con legislazioni cosmetiche né con le ipocrite eccezioni delle normative dell'Unione Europea. La tecnologia militare attuale si è trasformata nel meccanismo di controllo sociale definitivo dell'apparato statale: un panottico in cui il confine tra sicurezza esterna e repressione interna è stato del tutto cancellato. Se permettiamo al potere burocratico e al capitale privato di decidere in modo automatizzato chi sia un obiettivo legittimo, avremo fallito definitivamente. La resistenza contro questa tecnocrazia bellica impone di demistificare la presunta neutralità della scienza e di comprendere che la lotta per la libertà, oggi, si combatte anche rimettendo in discussione quell'infrastruttura digitale che pretende di governarci e di classificarci dall'ombra.

Emanuele Amodio

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