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(it) Italy, FDCA, Cantiere #45 - Bolivia: minatori, comunità indigene e lavoratori contro il governo neoliberista di Rodrigo Paz (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 20 Jul 2026 07:19:42 +0300
La Bolivia sta attraversando una delle più profonde crisi sociali e
politiche degli ultimi decenni. Da settimane il paese è attraversato da
scioperi, blocchi stradali, marce popolari e violenti scontri tra
manifestanti e forze governative. In prima linea ci sono i sindacati dei
minatori, le organizzazioni contadine, le comunità indigene aymara e
quechua, i Ponchos Rojos, insegnanti, lavoratori dei trasporti e settori
della Centrale Operaia Boliviana (COB). --- Il governo del presidente
Rodrigo Paz ha risposto dispiegando circa 3.500 tra soldati e poliziotti
attorno a La Paz per reprimere le mobilitazioni, provocando scontri,
arresti e numerosi feriti. Secondo diverse fonti internazionali, i
cortei di minatori hanno affrontato la polizia anche con cariche di
dinamite, mentre i manifestanti tentavano di raggiungere il centro
politico della capitale. (Reuters, AP News)
La rabbia sociale nasce da una crisi economica devastante: inflazione
crescente; carenza di carburante e beni essenziali; crollo delle riserve
in valuta estera; aumento vertiginoso del costo della vita; taglio dei
sussidi pubblici ai carburanti.
Il governo Paz, eletto nel 2025 su una piattaforma apertamente
neoliberista e filo-statunitense, ha avviato privatizzazioni,
liberalizzazioni e una dura politica di austerità. Ha eliminato i
sussidi universali ai carburanti, provocando aumenti fino al 160% dei
prezzi di benzina, diesel, trasporti e alimenti.
Ma uno dei principali detonatori della mobilitazione è stata la
cosiddetta Legge 1720, percepita dai movimenti sociali come un tentativo
di smantellare le conquiste territoriali e collettive ottenute durante i
governi del Movimiento per il Socialismo di Evo Morales.
Secondo sindacati e comunità indigene, la legge 1720 avrebbe aperto la
strada alla privatizzazione delle terre comunitarie; alle espropriazioni
ipotecarie e alla vendita dei territori indigeni a corporation straniere
per favorire l'espansione dell'estrattivismo minerario ed energetico e
alla distruzione delle autonomie indigene e contadine.
Per questo la lotta in Bolivia non è soltanto economica: è una lotta per
la terra, per la sovranità popolare e contro una nuova offensiva
neoliberista e neocoloniale (da parte della destra USA e loro lacché
come Milei)
Particolarmente significativa è la presenza dei Ponchos Rojos, storica
organizzazione Aymara già protagonista delle mobilitazioni popolari
contro il neoliberismo e delle lotte che portarono all'ascesa di Morales
negli anni Duemila. (Reuters)
Le organizzazioni popolari accusano apertamente il governo Paz di voler
trasformare la Bolivia in una colonia economica subordinata agli
interessi degli Stati Uniti e delle multinazionali estrattive. Non a
caso il nuovo governo ha ristabilito relazioni con Israele, rafforzato i
rapporti con Washington e aperto le risorse strategiche del paese ai
capitali stranieri.
Anche dopo il ritiro formale della Legge 1720, gli scioperi continuano.
Per i lavoratori boliviani il problema non è una singola legge, ma
l'intero modello economico imposto dal governo:
privatizzazioni;
austerità;
repressione;
svendita delle risorse naturali;
attacco ai diritti collettivi e sociali.
Per questo la mobilitazione generale chiede le dimissioni del governo e
si dice pronta alla radicalizzazione dello scontro già in atto da circa
due settimane e cominciato con le vie d'accesso principali alla capitale
bloccate completamente.
Come comunisti libertari non possiamo che esprimere piena solidarietà
internazionalista alle lotte dei lavoratori, delle comunità indigene e
dei movimenti popolari boliviani.
La loro resistenza mostra ancora una volta una verità fondamentale: il
neoliberismo non porta libertà, ma impoverimento, repressione e
dipendenza coloniale. Di fronte a governi che svendono territori,
diritti e risorse alle multinazionali, la risposta nasce ancora una
volta dall'autorganizzazione popolare, dallo sciopero, dal mutualismo e
dalla lotta collettiva.
Le parole pronunciate durante le mobilitazioni da dirigenti contadini e
lavoratori sintetizzano perfettamente il senso della battaglia in corso:
«La nostra vita è collettiva, non individuale. La terra deve essere
rispettata; non è in vendita.»
E ancora:
«Forse scopriremo che non abbiamo bisogno di leader politici - dobbiamo
soltanto organizzarci per il bene comune.»
In un continente segnato da nuove offensive neoliberiste, repressione
sociale e devastazione estrattivista, la lotta del popolo boliviano
parla a tutti gli sfruttati del mondo.
La solidarietà internazionalista non è una parola d'ordine astratta:
significa riconoscere nelle lotte dei minatori boliviani, dei contadini
indigeni e dei lavoratori in sciopero la stessa battaglia contro
sfruttamento, autoritarismo e dominio capitalistico che attraversa ogni
paese.
Per questo:
Siamo al fianco dei minatori boliviani, con le comunità indigene, con
gli scioperanti, contro repressione e neoliberismo. Sempre.
http://www.alternativalibertaria.org
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(en) UK, ACG: Blood for blood. True anti-authoritarian resistance is becoming a part of Ukraine's everyday life amid the silence abroad (ca, de, fr, it, pt, tr)[machine translation]
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