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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #18-26 - Quando i fascisti fanno i filosofi. Indicazioni Nazionali per i Licei: pressappochismo e ideologia (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 14 Jun 2026 07:27:59 +0300
Il ministro dell'Istruzione e del Merito ha pubblicato, il 22 aprile,
una bozza delle nuove Indicazioni Nazionali per i Licei, provocando
numerose prese di posizione nel mondo dell'istruzione liceale, nella
grande maggioranza critiche. A bocce ferme, dopo una lettura attenta di
tali indicazioni, proviamo a farne un'analisi, focalizzandoci sulle
discipline tipicamente liceali, unite nella cattedra di Filosofia e
Storia. ---- Un'avvertenza per i meno addentro ai meccanismi di
scrittura delle riforme governative: le affermazioni di principio
contenute nella Premessa sono largamente condivisibili, come lo erano
quelle della Buona Scuola di renziana memoria, come lo erano e sono
quelle di tutte le premesse ad ogni normativa che ha peggiorato e
peggiora le nostre vite. La fallacia logica è quella dell'incoerenza tra
mezzi e fini, tanto citata da Malatesta: si dichiarano obiettivi
condivisibili e positivi ma si propongono mezzi che rendono impossibile
raggiungerli, o addirittura li sabotano. Certo, in mezzo a tante cose
condivisibili, qualcosa che fa storcere il naso c'è sempre: l'ideologia
del merito e del primato delle competenze, l'apologia del processo
scuola-lavoro, qualche banalità e affermazione infondata
sull'Intelligenza Artificiale, ma le questioni più interessanti sono
altrove.
Prima chiariamo un punto: in base non solo a varie normative specifiche
ma persino al dettato istituzionale, quelle ministeriali possono essere
solo delle "indicazioni" non vincolanti la programmazione specifica del
singolo insegnante. Detto questo, le Indicazioni Ministeriali hanno un
doppio valore: innanzitutto, esse esprimono un indirizzo ideologico che,
in virtù della potenza comunicativa dell'emittente, viene diffuso come
una sorta di manifesto; poi, essere un insegnante non significa
automaticamente essere cosciente dei propri diritti costituzionali e
quindi, per alcuni, tali indicazioni vengono avvertite come vincolanti
(Non hanno indicato Spinoza? Allora non lo posso fare...) ed il
programma ideologico connesso viene talvolta diffuso anche da parte di
chi non vi si riconosce.
Analizziamo le proposte fatte per le materie classicamente liceali:
Filosofia e Storia. Si nota subito un pressapochismo generale: premesse,
obiettivi di apprendimento e conoscenze sono esattamente le stesse per
Liceo Classico, Scientifico, Scienze Applicate, Scienze Umane e
Linguistico, nonostante la differenza di materie caratterizzanti i vari
indirizzi con cui Filosofia e Storia dovrebbero interagire. Credo che le
abbiano fatte genericamente e poi copia e incolla: fossi stato il
ministro, gli avrei dato solo il 20% del compenso pattuito. E non è che
fosse chissà quale grande fatica intellettuale: è intuitivo, per chi
conosca un minimo le materie, che, per esempio, in un Liceo di Scienze
Applicate, caratterizzato dall'applicazione ingegneristica delle scienze
e dall'informatica, la Filosofia, per interagire al meglio con un simile
indirizzo dovrebbe accentuare nell'insegnamento l'aspetto logico e la
Storia quello della storia della vita materiale. Ma tant'è, non hanno
nemmeno provato a farlo; la cosa però, a parte un pressapochismo
intellettuale, potrebbe avere un senso "ideologico", soprattutto per ciò
che concerne la Storia.
Partiamo però dalla Filosofia. Anche qui le premesse sono quelle
standard cui siamo abituati da tempo, forse con un minimo di
accentuazione per la lettura diretta dei testi e l'indicazione di
trattare il pensiero delle filosofe. Abbiamo detto che, in questo genere
di indicazioni, prevale l'aspetto ideologico: presenze e assenze,
formulate da un organo politico, indicano le preferenze ideologiche
degli estensori. Quello che si nota in maniera chiara è una
riproposizione dell'impianto crociano/gentiliano, liberale/fascista,
della filosofia - la perfetta sintesi ideologica dell'attuale governo.
Un breve ripasso: per Croce la filosofia è storia perché lo Spirito si
comprende solo nel suo sviluppo storico; per Gentile la filosofia è atto
e la storia della filosofia è ciò che il pensiero presente ricrea nel
suo stesso farsi. Insomma, sia nella tradizione liberale sia in quella
fascista la storia della filosofia è centrale per il suo studio: non è
un caso che in Italia, caso pressoché unico al mondo, si sia imposto
sotto il fascismo lo studio non della filosofia ma della sua storia e,
dopo la sua caduta, i governi di impronta liberale l'abbiano riconfermata.
In questi ultimi decenni, l'impianto storicistico dello studio della
filosofia è stato spesso messo in discussione, tramite soprattutto
l'idea di un insegnamento per tematiche e/o il ritorno ad uno puramente
teoretico, pregentiliano (logica, etica, ontologia). Dagli anni '60 a
oggi il dibattito è ciclico, mai risolto e oggi prevale un ibrido:
storia + temi + argomentazione, senza un modello unificato. Le
indicazioni nazionali appaiono allora una restaurazione del modello
crociano/gentiliano, anzi più di quello gentiliano: gli inviti delle
indicazioni alla lettura diretta dei testi sono presenti nella Riforma
Gentile - lo studio della filosofia sul "manuale di storia della
filosofia" nasce con l'impianto crociano, soprattutto del dopoguerra. I
vaghi accenni alla filosofia analitica e alla logica formale si spiegano
poi con un omaggio, ritenuto necessario, alla filosofia più praticata
nei luoghi del padrone anglosassone - se i lavori fossero partiti
adesso, nel clima di relativa freddezza con l'attuale amministrazione
USA, forse non ci sarebbero nemmeno.
Uno sguardo sulle assenze. È stata notata quella di Spinoza e Marx, ed è
inutile che ne spieghi il senso ideologico; penso sia più utile spiegare
il senso della semirimozione di Kant, ridotto al solo significato del
concetto di "critica" e non ai contenuti delle "Critiche". In effetti,
la Critica della Ragion Pratica è il punto più radicale del pensiero
morale illuminista: le sole azioni morali sono quelle che hanno la forma
dell'universalità - devono valere per ogni essere umano - e della
reciprocità - devono essere ritenute tali sia che le si compia sia che
vengano ricevute. Le leggi civili, qualunque siano, da qualunque fonte
provengano, che non abbiano queste caratteristiche non sono morali e non
meritano rispetto.
Passiamo ora alla Storia: qui le cose sono ancora più particolari.
Troviamo ancora una volta (non è la prima volta che questo ministero ci
insiste) il primato da dare alla storia europea/occidentale. "Sembra
accertato, ad esempio, che l'invenzione della bussola e della polvere da
sparo debba essere attribuita alla civiltà cinese: ma chi può dubitare
che sia stato il loro impiego da parte di una civiltà con un potere, una
religione e una visione del mondo affatto diversi da quelli del Celeste
Impero, chi può dubitare che sia stato questo impiego e non quella
invenzione a cambiare il mondo?" Certo, si parla di "diversità" e non di
"superiorità": sappiamo però come, nella cultura della nuova destra il
concetto di diversità è il grimaldello con cui recuperare il peggio del
passato. In ogni caso, nelle indicazioni sui contenuti manca quasi del
tutto il resto del pianeta, persino Islam, scoperte/conquiste
geografiche, colonialismo e imperialismo sono ridotti ai minimi termini.
Fenomenale, però, è una giustificazione "didattica"
dell'occidentalcentrismo: nessuno potrebbe dubitare della "(...)
sostanziale impossibilità di studiare con un minimo di approfondimento
le vicende storiche di un insieme diversissimo tra loro di popoli e
civiltà della Terra. Insegnare a degli adolescenti qualcosa di appena
appena significativo (...) riguardo l'Impero giapponese e insieme il
regno del Dahomey, l'Impero Inca nell'America meridionale e insieme
l'India islamica del Mogul, non può che apparire un'impresa disperata."
"Impossibilità", "impresa disperata". Definire così lo studio della
storia mondiale nelle Indicazioni Nazionali non è una valutazione
scientifica, ma un sintomo di un'impostazione culturale, per usare un
eufemismo, molto arretrata. Sono parole che tradiscono il presupposto
per cui la storia si potrebbe fare solo in chiave locale ed ogni luogo
della Terra dovrebbe limitarsi alla sua storia, alle sue tradizioni -
anche questo è un precipitato della cultura della nuova destra.
Questo però è semplicemente falso. La storia mondiale è una pratica
didattica consolidata nelle scuole statunitensi, australiane, canadesi,
coreane, singaporiane, cinesi, giapponesi, indiane: dire che è
impossibile significa ignorare decenni di ricerca e di esperienze
didattiche. I consulenti ministeriali non possono non conoscerle: sono
però accecati da un presupposto ideologico, e gli sto facendo un
complimento.
Infine per le indicazioni ministeriali è "venuto in uso da tempo
mostrare una certa sufficienza per la storia cosiddetta politica
sostenendo che ad essa sarebbe piuttosto da preferire lo studio della
storia 'materiale' dell'economia, della tecnica, dell'alimentazione
(...). Obbedendo tuttavia a una consolidatissima tradizione le
indicazioni nazionali tengono ferma anche per i licei la scelta di
indicare nella storia politica la via maestra per accostarsi allo studio
del passato." Di conseguenza, nelle indicazioni, obiettivi di
apprendimento e competenze attese sono tutte tarate non solo sulla
storia occidentale, ma solo su quella politica.
Lasciamo stare il termine "tradizione", che ancora una volta rimanda
alla cultura di destra, e torniamo al lavoro di "copia e incolla" che
costringe in un letto di Procuste tutti gli indirizzi liceali: che senso
ha ridurre ai minimi termini la "storia 'materiale' dell'economia, della
tecnica, dell'alimentazione" in un liceo di scienze umane, di scienze
applicate, ecc.? O, per tornare al discorso sulla storia mondiale,
escludere del tutto questa impostazione da un liceo linguistico?
In realtà, anche qui il discorso è ideologico: la storia politica,
"l'organizzazione interna delle comunità umane, i modi d'intendere
l'individuo e la famiglia, l'uso e i caratteri della proprietà e lo
stanziamento sul territorio, i modi del potere, gli organi e le
competenze di questo, le caratteristiche dei rapporti con le altre
comunità e insieme lo specifico apparato ideale e simbolico che le
anima", è di fatto, la storia dei potenti. La storia dell'economia e
della vita materiale, invece, porta alla luce le esistenze delle persone
normali - evidentemente però, a differenza dei potenti, non siamo degni
di storia.
Enrico Voccia
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