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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #12-26 - Opporsi al razzismo e alle politiche identitarie. Remigrazione: a Milano il summit dei mostri (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 20 May 2026 07:03:09 +0300
"Basta sostituzione, ora remigrazione": con questo slogan sabato 18
aprile il fior fiore del fascistume leghista nostrano si ritroverà a
Milano per dare forza al progetto di espulsione forzata del maggior
numero possibile di immigrat*, qualunque sia il loro stato giuridico o
il documento che hanno in tasca. ---- In un mondo scosso sempre più
violentemente da guerre, crisi climatiche, impoverimento sociale, la
ricerca di un capro espiatorio sul quale fare ricadere la responsabilità
di ogni disastro è all'ordine del giorno; e le minoranze, qualunque esse
siano, rivestono, sempre e in ogni epoca, questo ruolo.
Lo Stato nazione lo sa molto bene e, qualunque sia il colore dei suoi
gestori e delle sue burocrazie, è sempre pronto a manovrare in funzione
degli interessi dei ceti dominanti. Dato che il peggioramento della
condizione sociale di gran parte della popolazione potrebbe dar vita a
momenti di crisi e di rottura dello status quo, le politiche governative
cercano di anticiparli individuando obiettivi da dare in pasto alla
pancia di un insieme sociale decostruito. La popolazione immigrata
rappresenta uno di questi obiettivi, con i 'maranza' nell'occhio del
ciclone. E se il moderatismo della sinistra si è "limitato" a sfornare
la Turco Napolitano e i dispositivi anti immigrazione a firma Minniti e
Orlando, chi li ha succeduti, forte dei successi elettorali costruiti in
gran parte sulla criminalizzazione dell'immigrazione e della popolazione
rom, ha progressivamente schiacciato il piede sull'acceleratore di
politiche sempre più restrittive e infami, arrivando
all'esternalizzazione nel campo di concentramento in Albania. Stampa,
televisione, i social al servizio di questo disegno hanno contribuito ad
alimentare un clima favorevole concorrendo a creare la situazione
odierna. Teorie di stampo complottista, che trovavano i loro adepti in
cerchie ristrette di rottami dei passati regimi nazifascisti, hanno
trovato un'audience più ampia e ora si presentano al pubblico in tutto
il loro squallore umano.
La proposta della 'remigrazione' cioè dell'espulsione dal paese di chi
ha origini straniere anche se ne ha la cittadinanza nasce dall'incontro
di militanti dell'estrema destra tedesca e austriaca nel novembre del
2023, poco prima delle elezioni europee dell'anno successivo. Nasce come
risposta politica al complotto della 'grande sostituzione', che verrebbe
orchestrato dalle élite politiche ed economiche (leggi Soros & C),
secondo il quale le popolazioni bianche e cristiane verrebbero
volutamente sostituite da immigrati non europei, principalmente africani
e islamici.
Grazie a Elon Musk e ai suoi social queste 'teorie' hanno acquisito
progressivamente notorietà, diffondendosi a ritmi esponenziali. La
seconda nomina di Donald Trump alla presidenza USA è stata la ciliegina
sulla torta, trasformando la 'teoria' in programma politico.
L'espulsione su larga scala di migranti, richiedenti asilo, residenti di
lungo periodo, persino di individui con cittadinanza, anche di seconda
generazione, ma considerati 'non assimilati', è diventata pratica
corrente negli USA e un volano acceleratore per le destre europee.
Non a caso il 26 marzo il Parlamento europeo ha deciso di accogliere la
proposta di riforma sui rimpatri sostenuta dal centro-destra (il Partito
Popolare) e dalle destre sovraniste e radicali (l'ERC e i cosiddetti
Patrioti). Una riforma dei regolamenti incentrata soprattutto
sull'incremento della detenzione amministrativa dei cosiddetti
irregolari (fino a 24 mesi), sull'apertura dei 'return hubs' (campi di
concentramento per il 'ritorno') sul modello italiano dell'Albania e
sull'aumento delle espulsioni verso paesi terzi. Non manca la
possibilità per i governi di organizzare vere e proprie cacce ovviamente
su base etnica all'irregolare di turno in luoghi pubblici e privati,
sul modello della trumpiana ICE. Non siamo alla 'remigrazione' come
parola, ma la sua sostanza c'è tutta.
Non stupisce quindi che ci sia chi abbia lanciato il 18 aprile un
provocatorio Remigration Summit a Milano, in piazza Duomo, una settimana
prima della manifestazione per il 25 aprile. Si tratta della Lega di
Salvini, che ha invitato i pezzi grossi del sovranismo europeo,
dall'olandese Wilders al lepenista Bardella, al ceco Babis, oltre agli
spagnoli di Vox, a portoghesi, ungheresi, austriaci e fiamminghi. Per
Orban si vedrà, dipende dal risultato elettorale.
Un'operazione che apre la campagna elettorale di Salvini, intenzionato
una volta di più a incentrare la campagna sulla pelle della parte più
debole e ricattabile del mondo del lavoro, quello immigrato, cercando di
togliere a Vannacci, a Casapound e compagnia la paternità sul tema.
Intanto 'giornali' come 'la Verità' e 'Panorama' si sono preoccupati di
fare da volano all'iniziativa pubblicando come inserto il testo del
teorico austriaco di estrema destra Martin Sellner, 'Remigrazione. Una
proposta': tanto per chiarire da che parte stanno.
Sellner è quello che sostiene che vanno espulsi non solo gli immigrati,
ma tutti i cittadini di origine straniera (anche naturalizzati) per
affermare il principio che il criterio di cittadinanza deve basarsi
unicamente sull'identità etnica. E se proprio c'è bisogno di immigrati
per fare funzionare le fabbriche, per lavorare nei campi, per i lavori
che i cittadini bianchi e cristiani non vogliono fare, che siano esclusi
da ogni diritto di cittadinanza: zitti e muti a versare i contributi per
le pensioni altrui, sottoposti al regime dell'apartheid.
Una proposta di stampo etno-nazionalista, della stessa radice che ha
alimentato le leggi razziali in Germania e in Italia nel secolo scorso e
che ha addirittura scandalizzato gli esponenti lombardi di Forza Italia,
i quali ne hanno preso le distanze definendola razzista. Questi
esponenti però dovrebbero guardare anche in casa loro, in quel Partito
Popolare europeo dove c'è un capo di governo, il tedesco Friedrich Merz,
che ha rilanciato il tema della relazione diretta tra immigrazione e
violenza e che ha proposto l'allontanamento/rientro dei rifugiati
siriani fuggiti dalla guerra.
Tutto questo agitarsi identitario e parafascista sembra non fare i conti
con una realtà in essere. Secondo i dati Eurostat, a fronte di una media
di 300mila ingressi 'irregolari' altri tre milioni di persone entrano
legalmente ogni anno in Europa grazie a visti turistici,
ricongiungimenti familiari, lavori stagionali, ecc. Mentre i media e gli
speculatori politici si concentrano sull'invasione per mare e
s'inventano misure sempre più criminali per far sì che gli eventuali
naufraghi non vengano soccorsi allo scopo di dimostrare la loro fermezza
(e per continuare a lucrare sul commercio della carne umana in combutta
con i trafficanti nordafricani), il mondo produttivo europeo continua ad
alimentarsi del sudore e della fatica di milioni di sfruttati
provenienti da situazioni problematiche. Non potrebbe essere altrimenti,
vista la necessità di mantenere il livello di vita della popolazione
europea, il suo invecchiamento, il suo progressivo rifiuto delle
mansioni più degradanti. Allora c'è da chiedersi come mai gli Stati,
l'Unione europea, continuino a praticare politiche repressive invece di
trovare soluzioni che, facilitando la libertà di movimento, permettano
di superare le criticità che ogni significativo fenomeno migratorio, in
entrata o in uscita, produce.
Un esempio lo abbiamo già avuto con l'apertura delle frontiere alle
popolazione dell'Est Europa all'indomani della caduta del muro di
Berlino: dopo il timore iniziale, amplificato come al solito dalle
destre conservatrici e reazionarie, le masse di albanesi, rumeni,
polacchi, ecc. che avrebbero portato crimine e disoccupazione, hanno
trovato una loro collocazione, in parte si sono fermate, in parte sono
rientrate nei paesi d'origine. Perché la stessa cosa non dovrebbe
avvenire per altri gruppi di immigrati?
La risposta ce la dà uno Stato che in quanto tale è soprattutto
preoccupato di affermare il proprio potere, ancora oggi basato su
criteri fondamentalmente identitari, sia su base etnica che religiosa, e
in quanto tali necessariamente impermeabili a influssi e infiltrazioni
esterne.
Mantenere un assetto rigido e punitivo nei confronti dell'immigrazione
vuol dire mostrare il bastone del comando capitalista e agitare lo
spettro della remigrazione, significa aumentare il livello di ricatto e
quindi di subordinazione. Ma non solo la popolazione immigrata è
l'obiettivo del crescente autoritarismo statale: chiunque non si adegui
al pensiero mainstream è nemico del popolo italiano, come più volte
affermato da esponenti del governo, e quindi possibile soggetto ad
un'altra forma di remigrazione, quella dalle libertà sociali.
A quanti hanno a cuore i valori della giustizia sociale, della libertà,
della solidarietà, il compito di dimostrare che ben altri sono quelli
che devono remigrare, e dove farli remigrare potete ben immaginarlo.
Massimo Varengo
https://umanitanova.org/opporsi-al-razzismo-e-alle-politiche-identitarie-remigrazione-a-milano-il-summit-dei-mostri/
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