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(it) Italy, FDCA, Cantiere #43 - Razzismo e suprematismo: riflessioni sul colonialismo - Roberto Manfredini (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Wed, 6 May 2026 07:55:46 +0300


Tra i temi della storiografia dedicata ai fenomeni di lunga durata vi è lo studio e l'interpretazione del colonialismo moderno. ---- Un tema analizzato riguarda la ricerca di nuovi territori allo scopo di trasferirvi masse di popolazioni per creare nuove società, militarmente e politicamente superiori ed economicamente inserite in un sistema di rapporti commerciali. Si mira anche a creare una popolazione etnicamente omogenea e chiusa, eliminando fisicamente o isolando le popolazioni autoctone. Sono processi storici ancora in atto, basati su progetti, ideologie e retoriche differenti. Nell'analisi dei rapporti sociali si riscontra la spoliazione di sovranità delle popolazioni soggette al colonialismo, ma anche dinamiche geopolitiche differenti, tra cui percorsi anti-imperialisti disgreganti.
L'incontro della cultura europea con la diversità culturale del "selvaggio" avviene nell'età moderna con la conquista del Nuovo Mondo. La storia della conquista delle Americhe è la storia del genocidio perpetrato dagli europei ai danni delle popolazioni dei nativi americani, mentre nelle opere di alcuni viag-giatori e filosofi (per esempio Michel de Montaigne nel XVI secolo) i popoli del Nuovo Mondo vengono caratterizzati positivamente. Sul piano religioso la discussione sulla natura di questi popoli approda nel riconoscimento da parte dell'autorità papale dell'umanità di queste popolazioni (veri homines).
A partire dal XVII secolo molte opere al contrario mettono invece in luce la barbarie dei selvaggi, dove appare evidente come l'assenza di una organizzazione politica e statale paragonabile a quelle europee risulti determinante nel classificare una popolazione come selvaggia o bestiale. È il caso del pensiero di Thomas Hobbes (1558-1679) con la sua concezione negativa dello stato naturale; dove l'assenza di uno Stato politico-territoriale determina il perpetuo succedersi di guerre che, secondo il filosofo, è proprio della condizione primitiva e naturale dell'uomo.
Voltaire in seguito concepisce lo stato di natura come il grado zero della civiltà, lo stato dell'umanità primitiva vissuta da tutti i popoli nel loro passato. Lo stato storico raggiunto in Europa con la scienza moderna è lo stato della maturità della specie umana. Si tratta di una delle prime elaborazioni filosofiche del concetto di progresso che in Voltaire si unisce all'idea della naturale inferiorità di neri e nativi americani, tesi che contribuisce a porre le basi nel Settecento alla nascita del razzismo moderno. Il giudizio di Jean-Jacques Rousseau sul processo di civilizzazione risulta opposto a quello di Voltaire: scienza, cultura, arte e progresso materiale hanno corrotto l'umanità, hanno imposto all'uomo l'adozione di comportamenti sociali esteriori che lo costringono in un perpetuo stato di finzione. La condizione di aggressività, contrariamente a quanto sostenuto da Hobbes, è per Rousseau tipica dell'uomo civilizzato e non del primitivo. Secondo il filosofo francese, una rivoluzione che ha condotto alla società civile è stata determinata dalla nascita della proprietà privata che ha dato origine alla disuguaglianza tra gli uomini, all'avarizia, al lusso e ai vari vizi che corrompono i costumi degli europei; questa condizione, tipica dello stato civilizzato e assente in quello naturale, ha dato vita al patto sociale da cui sono nati lo Stato e le leggi che tutelano la posizione dei ricchi, legalizzando proprietà e disuguaglianza che hanno distrutto per sempre la libertà naturale.
Il nazionalismo romantico può essere considerato come una delle componenti del razzismo moderno. Secondo questa concezione ogni popolo possiede caratteristiche naturali e istintive che lo distinguono dagli altri e lo identificano nel suo cammino attraverso il tempo. Nella concezione di pensatori come Johann G. Herder la nazionalità viene ad assumere una dimensione estetica, storica e linguistica che ne fa un'entità separata da qualsiasi forma di organizzazione politica e tende a marcare la differenza tra un popolo e le altre popolazioni.
Anche la commistione tra scienza e ideologia è uno dei tratti distintivi del razzismo moderno e del privilegio suprematista bianco. In un Paese come gli Stati Uniti, la segregazione razziale rimane legalmente in vigore fino al 1964. Per esempio nel suo Winning of the West (1889) il presidente americano Theodor Roosevelt celebra il destino della razza bianca venuta dall'Europa a civilizzare il continente americano e diffondere il proprio sistema politico in tutto il mondo. Un sistema di regolazione sociale che rende difficile anche una ricomposizione unitaria delle classi lavoratrici, considerate come forza lavoro di tipo coloniale, nei confronti del sistema di sfruttamento e delle rivendicazioni salariali.
In questo contesto, sempre nella seconda metà dell'Ottocento, furono pubblicate opere fondamentali nello sviluppo dell'ideologia razzista, tra le quali Saggio sull'ineguaglianza delle razze umane (1855) di Arthur de Gobineau e I fondamenti del XX secolo (1899) di Houston Stewart Chamberlain. Nel Saggio sull'ineguaglianza delle razze umane il concetto di razza viene assunto come criterio per interpretare la storia umana in generale, una riflessione reazionaria che non accetta i processi scaturiti dalla Rivoluzione francese e la modernizzazione economica e politica. Nel saggio I fondamenti del XX secolo sono presenti quelli che, per studiosi come George Mosse, sono i tratti fondamentali del razzismo europeo.
Per quanto riguarda la realtà italiana va ricordata la pubblicazione nel luglio 1938 del cosiddetto Manifesto degli scienziati razzisti, che serviva a sostenere sul piano culturale la legislazione razzista del governo fascista. Nel Manifesto si affermava che l'umanità risultava divisa in razze biologicamente diverse tra loro e che quindi le differenze tra le diverse popolazioni non erano determinate dalla storia, dalla cultura o dall'ambiente; tesi pseudoscientifiche riprese dalla rivista La difesa della razza fino al 1943 a sostegno della politica coloniale italiana.
Fonti
Les Grands Dossiers, Sciences Humaines, Auxerre (FR), n. 61, dicembre 2020 - febbraio 2021.
Alessandro Scassellati Sforzolini, Suprematismo bianco: Alle radici di economia, cultura, ideologia della società occidentale, DeriveApprodi, Bologna, 2023.
Wolfang Reinhard, Storia del colonialismo, Einaudi, Torino, 2002.
Emanuele Ertola, Il colonialismo degli italiani, Carocci, Roma, 2022.

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