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(it) Italy, UCADI, #205 - Referendum Giustizia 2026: chiede al cittadino ciò che spetta al legislatore (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 6 Apr 2026 08:57:35 +0300
Il referendum sulla giustizia previsto per il mese di marzo propone ai
cittadini cinque quesiti, ma ne omette uno decisivo: "vuoi sostituire il
legislatore nella riforma della magistratura?" Infatti, sebbene sul
piano formale la "giustizia'' sia materia referendabile, sul piano
sostanziale essa intreccia equilibri processuali delicatissimi e produce
effetti difficilmente prevedibili. Una valutazione che richiede
competenze tecniche, giuridiche e persino statistiche, estranee al
bagaglio conoscitivo del cittadino comune. Non si tratta di una
semplificazione del confronto democratico, ma piuttosto di una richiesta
impropria di giudizi su temi squisitamente disciplinari.
Da più parti è stato chiarito che l'eventuale approvazione dei quesiti
non inciderà né sulla disciplina del processo civile né su quello
penale, e non produrrà alcuna riduzione dei tempi della giustizia. Viene
dunque meno anche l'argomento più immediatamente comprensibile e sentito
dall'opinione pubblica: l'efficienza del sistema giudiziario.
Ciononostante, si pretende che l'elettore conosca struttura, funzioni e
meccanismi di funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura e
che sia persino in grado di formulare valutazioni previsionali sul ruolo
delle correnti associative dopo la riforma. Non solo: il cittadino
dovrebbe sapere che il CSM valuta professionalità e competenza dei
magistrati sulla base dei pareri dei Consigli giudiziari territoriali,
organi nei quali il potere decisionale è riservato esclusivamente ai
magistrati stessi. Come non bastasse, l'elettore è chiamato a
un'ulteriore operazione: dotarsi di strumenti per misurare la
performance della magistratura. Dovrebbe così stabilire se l'attuale
sistema valutativo sia attendibile o inefficace. E qualora nutrisse
dubbi sulla trasparenza del sistema, dovrebbe essere anche in grado di
prevedere gli effetti di un diverso assetto valutativo, derivante
dall'ingresso di soggetti esterni. Un esercizio che esige competenze ben
oltre quelle normalmente richieste a chi vota un referendum. Non meno
complesso è il quesito sulla separazione delle carriere tra magistrati
giudicanti e requirenti. Una distinzione tutt'altro che intuitiva, che
presuppone la conoscenza delle regole vigenti, incluse quelle introdotte
dalla riforma Cartabia. Una riforma che già limita il cambio di funzioni
a una sola volta nella carriera. Anche qui, si richiede familiarità con
dati statistici - nel 2024 i passaggi di funzione hanno riguardato poco
più dello 0,4% dei magistrati - per comprendere il reale impatto della
proposta sulla gestione della giustizia. Il quesito relativo ai limiti
alla custodia cautelare, apparentemente più semplice, apre in realtà
numerosi interrogativi per chi non ha dimestichezza con il processo
penale: cos'è la custodia cautelare, quando si applica, quanto dura. È
prevedibile che questo tema catalizzi l'attenzione pubblica, poiché
collegato all'affollamento carcerario, all'ingiusta detenzione e ai
costi economici sostenuti dalla collettività. Il quinto quesito,
sull'abolizione del Decreto Severino del 2012, è certamente il più
chiaro nella formulazione, ma non meno complesso nelle implicazioni.
Tocca il tema, altamente sensibile, della prevenzione e repressione
della corruzione, una delle forme più gravi di violazione della
legalità, perché colpisce direttamente la pubblica amministrazione.
Secondo il Corruption Perceptions Index 2024, l'Italia si colloca al 52°
posto a livello globale e al 19° tra i 27 Paesi dell'Unione europea. Nel
2025 i casi di corruzione si sono raddoppiati rispetto all'anno
precedente; il dossier di Libera "Italia sotto mazzetta" censisce, al 1°
dicembre 2025, 96 inchieste e 1.028 indagati. Anche se il cittadino non
conosce questi dati nel dettaglio, la percezione della corruzione nel
Paese è elevata. Eppure, chi vota dovrebbe sapere che non si sta
realmente intervenendo sul testo originario della legge Severino, già
modificato dalla riforma Cartabia nel 2023, ma su una formulazione
ulteriormente attenuata, che consente la
candidabilità di chi ha patteggiato pene fino a due anni. Stabilire
quali effetti concreti produrrà l'abolizione della Severino non è
affatto semplice, anche alla luce del fatto che, guardando ai dati, la
posizione dell'Italia negli indici internazionali è rimasta
sostanzialmente invariata negli ultimi anni. Resta infine un aspetto non
secondario: la formulazione stessa dei quesiti referendari, che appare
costruita più per addetti ai lavori che per un elettorato chiamato a
esercitare consapevolmente la propria sovranità. In questo scenario, il
rischio non è solo quello di un voto disinformato, ma di una progressiva
distanza tra strumenti di democrazia diretta e reale capacità dei
cittadini di comprenderne la portata. In questa circostanza, la Corte
costituzionale, nel vagliare i quesiti referendari, si è mostrata - a
dire poco - superficiale. Ha sottovalutato la reale comprensibilità dei
quesiti. Non ha considerato l'asimmetria informativa esistente tra
legislatore e cittadino comune, né valutato l'effettiva idoneità dello
strumento referendario a produrre una decisione realmente consapevole.
Il punto, dunque, non è questo referendum, bensì il modello di
democrazia che si sta normalizzando nel nostro Paese. Sempre più spesso
si ricorre a forme di democrazia diretta per decisioni che, per loro
natura - complessità della materia, asimmetria informativa, uso tattico
politico, slogan polarizzanti - rendono pressoché impossibile una scelta
consapevole. Il cittadino non vota sul merito della riforma, ma punta a
sostenere la maggioranza o la minoranza di governo, assecondando così
l'uso della partecipazione diretta come mero esercizio di potere. Le
conseguenze sono gravi: svuotamento dei processi partecipativi,
indebolimento della coesione sociale, mercificazione della politica e
crescente sfiducia verso le istituzioni, con riflessi diretti sulla
stabilità democratica. Senza un ritorno alla dimensione etica della
politica e alla ricostruzione dei legami sociali, gli strumenti di
democrazia diretta continueranno a essere armi di distrazione o semplici
esercizi di potere verticistico.
Sabrina Barresi
https://www.ucadi.org/2026/03/01/referendum-giustizia-2026-chiede-al-cittadino-cio-che-spetta-al-legislatore/
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