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(it) France, UCL AL #368 - Cultura - Vedi: Palestina 36 (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 3 Apr 2026 09:10:19 +0300
Scegliendo di realizzare un film sulla Grande Rivolta Palestinese del
1936-1939[1], la regista palestinese Annemarie Jacir, nota per il suo
film del 2008 *Il Sale del Mare*, ci offre un ritratto ampio di un
episodio storico cruciale, cruciale per comprendere la rivoluzione
palestinese e collocarla in un continuum lungo un secolo. ---- Il film
segue le vite di diversi palestinesi coinvolti nella rivolta, in
particolare il personaggio di Yusuf, interpretato da Karim Daoud Anaya,
la cui vita ruota attorno al movimento, spostandosi tra la città e il
suo villaggio. Questo permette al film di evocare sia il movimento di
sciopero dei primi mesi della rivolta sia le sue conseguenze sotto forma
di insurrezione armata.
Il film mette in luce diversi aspetti importanti per il presente: come
si è forgiato il nazionalismo palestinese, le contraddizioni di classe
che lo attraversavano con il tiepido sostegno dei grandi proprietari
terrieri arabi, ma anche le convergenze tra operai urbani e contadini,
tra cristiani e musulmani, ecc. Il film evoca le due sfaccettature del
processo coloniale di quel periodo in Palestina, da cui è ereditato
l'attuale apartheid: la graduale invasione di territorio da parte degli
insediamenti sionisti, in particolare i famosi kibbutz "a torre e
palizzata", che vengono qui rappresentati nella loro vera dimensione
militare, mentre per lungo tempo il kibbutz ha assunto in Occidente, e
soprattutto a sinistra, la forma idealizzata della comunità
collettivista socialista, come un film di propaganda sovietico in cui
tutti lavorano la terra, soprattutto le donne, per evidenziare la
"modernità" che il sionismo avrebbe portato. Il film dimostra che, lungi
dall'aspettare i coloni dall'Europa, le donne palestinesi hanno
partecipato alla rivolta in vari modi. Tuttavia, il film attribuisce
anche notevole importanza al controllo coloniale britannico e alla
brutalità attraverso la figura del famigerato Capitano Orde Wingate,
interpretato da Robert Aramayo, torturatore britannico e sionista
cristiano (noto anche come restauratore: desideroso di restaurare
l'antico regno ebraico). L'eredità militare di Wingate ispirò l'IDF, che
adottò i suoi metodi, come evidenzia il film (la distruzione di case,
l'uso di palestinesi legati a veicoli militari come scudi umani, una
pratica impiegata da Israele...).
Il film offre due ore di gradito monito storico in un momento in cui
l'eredità politica del sionismo rimane oggetto di dibattito a sinistra.
Nico Pasadena (UCL Montreuil)
Annemarie Jacir, Palestine 36, 1h59, 2025.
Invia
[1]Dossier Palestina: "1936-1939: Una grande rivolta sabotata",
Alternative Libertaire n. 192, 10 marzo 2010.
https://www.unioncommunistelibertaire.org/?Voir-Palestine-36
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