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(it) Italy, FAI, Umanita Nova: Giorno del ricordo: gli anarchici e le foibe (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 23 Mar 2026 08:44:11 +0200
Considerazioni a partire da un articolo di Umanità Nova del 1947 ----
Ogni anno, attorno alla "Giornata del Ricordo", ci viene raccontato che
sulle foibe sarebbe calato per decenni un silenzio colpevole. Ma questa
narrazione non regge alla prova dei fatti. ---- Già nel 1947, a
pochissimo tempo dalla fine della guerra, il settimanale anarchico
"Umanità Nova" affrontava apertamente il tema, mostrando una lucidità
che oggi manca spesso nel dibattito pubblico. Nell'articolo dedicato a
un episodio avvenuto nei pressi di Trieste, il giornale non nega
l'orrore delle uccisioni né il dolore delle vittime. Al contrario, ne
riconosce la gravità, ma rifiuta consapevolmente l'operazione politica
che la stampa nazionalista tentava - e tenta ancora - di costruire
attorno a quei fatti.
"Umanità Nova" smonta fin da subito il meccanismo centrale della
narrazione vittimaria: l'estensione arbitraria di singoli crimini
all'intero "popolo slavo", utile solo ad alimentare odio nazionale e
risentimento etnico. Denuncia l'uso strumentale delle foibe come "esca"
propagandistica, buona per rimuovere il contesto, cancellare le
responsabilità del fascismo e presentare gli italiani esclusivamente
come vittime innocenti della storia.
L'articolo insiste su un punto che oggi viene sistematicamente rimosso:
i fatti vanno inquadrati nelle condizioni storiche, sociali e
psicologiche in cui avvennero. Anni di guerra, occupazione, violenze
sistematiche, disprezzo per la vita umana. Senza questo contesto, la
memoria non è memoria, ma propaganda.
Altro che "verità taciuta": il problema non è mai stato il silenzio, ma
chi parlava e da dove. C'era chi, come gli anarchici, cercava già allora
di distinguere tra dolore reale e uso politico del dolore. La Giornata
del Ricordo, così come viene celebrata oggi, sceglie invece
deliberatamente una memoria unilaterale, nazionalista, funzionale alla
riabilitazione di un'identità italiana vittima per definizione e mai
responsabile.
Recuperare testi come quello di "Umanità Nova" non serve a negare i
morti, ma a negare la menzogna. Perché una memoria che rifiuta il
contesto storico non è memoria: è una costruzione ideologica.
testo dell'articolo di UN:
DA TRIESTE
FOIBE
Nel non lontano 1945, precisamente nella giornata del 23 di maggio, un
gruppo di partigiani jugoslavi, per motivi non ancora ben noti, prelevò
dalla loro abitazione due giovani italiani, li uccise e li gettò nella
«Staerka Jama», una «foiba» sita nei dintorni di Padriciano, facendo poi
crollare con esplosivi parte della parete, onde occultare
definitivamente i cadaveri.
Poco tempo fa le salme sono state rinvenute ed identificate e i presunti
colpevoli deferiti all'Assise di Trieste.
Questi i fatti di un dramma fosco e terribile, su cui si è polarizzata
per motivi opposti l'attenzione della stampa nazionalista sia italiana
che jugoslava. La prima, onde sfruttare maggiormente il risentimento
degli italiani verso gli slavi, tende a dare un valore estensivo
all'episodio in questione, estendendo a tutto il popolo slavo quelle
che, in questo caso, sono soltanto manifestazioni del carattere
criminale di alcuni individui, i quali furono spinti a ciò che fecero da
motivi che, a quanto sembra dall'andamento e dalle risultanze del
processo, esulano dall'ambito politico e rientrano invece in quello
degli interessi puramente personali e privati. Il fatto, di cui
trattiamo, serve inoltre da buona esca per richiamare alla memoria dei
nazionalisti italiani altri fatti analoghi, in cui più vite furono
soppresse per ragioni di ordine politico dalle popolazioni slave, quando
queste poterono essere liberate dal dominio italiano. Fatti certamente
dolorosi, ma che una stampa obiettiva ed onesta dovrebbe limitare, sia
nello spazio che nel tempo. Inquadrandoli, inoltre, nelle situazioni
particolari in cui avvennero, nelle condizioni psicologiche realmente
anormali di quei tempi, determinate dall'abitudine al male ed al sangue
contratta durante la guerra, e da quel generale disprezzo per la vita
del nemico vinto, proprio di un qualsiasi soldato che giunga in terra
straniera come occupatore (le varie occupazioni tedesche, italiane,
inglesi, francesi, russe ecc. insegnino colle loro esperienze).
D'altra parte la stampa nazionalista slava prende lo spunto da questo
processo per rinfocolare antiche passioni, odi e rancori atavici della
gente slava nei riguardi di quella italiana: riconosce il fatto delle
«foibe» e, per contrapposto, pubblica una lunga serie di documentari
scritti e fotografici di atrocità commesse dagli italiani in Jugoslavia.
Simili a iene affamate, i giornali delle due parti si gettano su quanto
vien messo in luce da un processo pieno di colpi di scena drammatici,
che vengono sfruttati da cronisti incoscienti con un sadismo criminoso,
all'unico fine di gettare ancora più odio tra questi due popoli, di
approfondire ancora di più il baratro aperto tra di essi. E le penne
intinte nell'odio morboso del nazionalismo sia italiano che slavo,
lavorano egregiamente allo scopo, dimentiche nella loro cecità di
risalire alla causa infame di questo e di altri misfatti consimili.
Nessuno di coloro che scrivono condannano le varie «foibe», i vari
Katin, Lidice, Dakau, Buchenwald ecc... pensa di condannare il motivo
primo di tali stragi, significative di un progressivo imbestiamento
dell'umanità: LA GUERRA! Eppure dovrebbe essere chiaro a chiunque che
non si può assolutamente pretendere che agiscano umanamente quegli
stessi uomini che nelle caserme furono educati all'omicidio freddamente
consumato, quando per caso si trovino nella necessità di applicare sul
terreno pratico della guerra e dell'imposizione quegli insegnamenti che
furono loro impartiti in tempo di pace. Ed allora. succedono gli orrori
delle foibe, di Katin, di Buchenwald e di tanti altri eccidi, compresi
quelli «eroici» sui campi di battaglia che si trovano sullo stesso piano
dei primi, eccidi che furono consumati con la stessa freddezza colla
quale ad essi vennero educati gli animi dei giovani soldati.
Nessuno pensa a condannare la causa di simili orrori, o perché la
ignora, o perché gli è molto più conveniente non farlo. E così la
commedia continua, accanendosi su fatti ed episodi isolati, che, se
hanno valore in se stessi, ne avrebbero uno maggiore, se fossero
collegati al conflitto armato, se lo condannassero in nome di una
superiore umanità e civiltà.
G. B.
"Umanità Nova", 22 giugno 1947, a. XXVII, n. 25, p. 2.
https://libertari-go.noblogs.org/gli-anarchici-e-le-foibe/
https://umanitanova.org/giorno-del-ricordo-gli-anarchici-e-le-foibe/
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Per, gli, sugli anarchici
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