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(it) Italy, FDCA, Cantiere #41 - Quale rivoluzione in Italia? La Repubblica, 1943-1948 - Roberto Manfredini (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 10 Mar 2026 07:56:31 +0200
Il governo "della Resistenza" guidato dall'azionista Ferruccio Parri, in
carica dal giugno al dicembre 1945, cade nel momento in cui le
possibilità di una rivoluzione democratica guidata dai CLN si
esauriscono. La designazione di De Gasperi avvia nuovi equilibri
politici ed economici. L'unità antifascista non riesce a tagliare i
ponti col passato fascista e le classi dirigenti coinvolte nel regime.
Un possibile rinnovamento radicale viene impedito con uno strisciante
"colpo di Stato", proseguito nel 1947 con l'espulsione del PCI dal
governo. In questo modo le forze moderate e reazionarie impediscono
l'epurazione di chi era compromesso col regime e una rigenerazione del
Paese.
Il rapporto tra concetto di nazione e identità collettiva dei cittadini
italiani rimanda al significato profondo dell'8 settembre 1943. Rispetto
all'idea di nazione uscita dalla fase di formazione dello stato
unitario, questa data rappresenta infatti l'inizio della guerra civile e
di una fase di transizione che apre una frattura con la tradizione
liberale iniziata col Risorgimento. La crisi del '43 e il collasso dello
Stato, la caduta del regime, riaprono la questione nazionale in quanto
viene travolta quell'identità nazional-fascista che aveva agito in
profondità nella cultura e nella mentalità italiana.
Tradizionalmente la storiografia ha ritenuto debole l'identità nazionale
italiana, arrivando a definire il periodo che segue l'8 settembre come
la "morte della patria", momento cioè in cui si conclude una fase della
storia unitaria caratterizzata dalla separazione, scontro e
contrapposizione di identità tra governo e opposizione. I nuovi partiti
si impegnano nella ricucitura del rapporto tra Stato e società civile,
delineando i termini della cittadinanza democratica. Ma il modello di
riferimento delle forze maggiori è anche l'organizzazione sociale
attuata dal fascismo: la sua capillarità, l'articolazione di massa,
l'inserimento in attività di assistenza e in associazioni sportive. In
un'ottica di alleanze sociali e di strutture poste a cerniera tra
partiti e istituzioni, nascono nuove associazioni femminili e giovanili
che assumono non solo compiti di assistenza, ma anche di gestione e
amministrazione, iniziative che hanno un ritorno sul piano elettorale e
del radicamento sociale dei partiti, in aree in cui non sono presenti.
Nella realtà italiana è presente ancora una frattura tra il concetto di
Nazione e la concretizzazione della rappresentanza popolare. In questa
frattura si inserì il fascismo col suo concetto di dittatura politica,
che attua un rapporto diretto con le masse attraverso la mobilitazione.
Il secondo dopoguerra è una parentesi nella storia italiana, ricompone
parzialmente la frattura tra subculture sociali e Stato e imposta un
metodo di "governo di direttorio", retto da una coalizione di partiti
più rispondente alla nuova realtà. Nel dopoguerra non si sono attuati,
nel contesto del partito militante e dell'adesione dell'elettore a una
ideologia politica, i meccanismi di controllo elettorale del governo e
la garanzia di alternanza politica. In una visione di storia di lunga
durata della democrazia italiana, il periodo repubblicano rappresenta un
progetto di rifondazione istituzionale, nell'ambito del
costituzionalismo classico.
Uno degli aspetti del dibattito storiografico riguarda le
caratteristiche della formazione della sinistra italiana. I maggiori
autori hanno assunto come percorso storico il Risorgimento o la
continuità tra sistema liberale e fascismo, o una visione della storia
nazionale bloccata nei sistemi politici che si sono succeduti, dove i
valori culturali e politici espressi prodotti con l'unità nazionale
diventano utili solo ai nuovi miti della destra localista o plebiscitaria.
Occorre ricordare invece il costante tentativo del movimento mazziniano
di promuovere una rivoluzione democratica per contrastare la direzione
moderata del processo di unificazione. Il successivo processo di
avvicinamento tra movimento garibaldino e internazionalismo, e il ruolo
di Bakunin, che introduce in Italia la critica alle oligarchie liberali
e le rivendicazioni sociali delle classi subalterne rendono definitivo
il passaggio dalla tradizione mazziniana e democratica a quella
socialista. Ma si delinea anche in Italia la separazione nella sinistra
tra il principio federativo e internazionalista di nazionalità e le
esigenze di una politica estera forte che porterà all'irredentismo di
stampo nazionalista. Si delinea un altro modello di intervento
internazionalista che assume l'eredità politica del volontarismo
garibaldino e le spinte verso un "congresso democratico" che in Italia
comprende anarchici, repubblicani e radicali.
Altro aspetto della ricerca storiografica è la strategia di "democrazia
progressiva" elaborata dal PCI nella metà degli anni Trenta e arricchita
delle esperienze dei fronti popolari, ma entrata in crisi durante la
guerra di Spagna. L'avvio della fase di liberazione dal fascismo e dal
nazismo, gli equilibri all'interno delle forze Alleate nel 1943, le
necessità derivanti dalla collocazione dell'Italia nell'ambito delle
democrazie parlamentari portano alla conseguente necessità di una fase
di transizione democratica. La conclusione della stagione dell'unità
antifascista e l'avviarsi di un periodo caratterizzato dalla repressione
dei governi centristi (negli anni 1948-52), dalla Guerra fredda e
l'inserimento nel Cominform, determinano una fase d'impossibilità del
"fare politica" che costringe a delegare il radicamento sociale e
l'iniziativa di massa al sindacato, alle organizzazioni sociali unitarie
o alle cellule inserite nei luoghi di lavoro o altre organizzazioni di
massa.
La formazione dei partiti di massa è connotata dalle tensioni politiche
e dal radicamento territoriale. Questo si concretizza nella nuova
funzione del partito e in una riflessione che vede il partito come un
nuovo strumento di formazione del ceto dirigente.
Dopo il secondo conflitto mondiale il confronto con la realtà del
fascismo, con i processi da esso indotti di nazionalizzazione delle
masse e con l'uso da esso realizzato delle istituzioni statali e
culturali, lascerà le forze tradizionalmente legate ai valori della
libertà, dei diritti individuali e contrarie alle ingerenze clericali,
in un isolamento che esprime il senso di inadeguatezza rispetto alle
trasformazioni indelebili che il fascismo ha attuato nella società
italiana, considerandole come residui del passato. Le forze derivanti
dalla concezione del "mondo a parte" di matrice socialista, anarchica e
azionista iniziano una riflessione sul "mondo nuovo" o il "terzo fronte"
internazionalista. Il partito assume un ruolo di tipo "morale" o
alternativo, che non rinuncia alla funzione di direzione politica delle
masse. Ve ne sono anche di orientamenti più classisti, caratterizzati da
un marxismo di tipo economico, o strutturale.
Le spinte politiche operaiste sono in difficoltà nel dopoguerra, la
forza lavoro operaia è ancora minoritaria nella composizione sociale
delle classi popolari e anche la formazione dei consigli di gestione
nelle fabbriche non riesce a trasformarsi in un mezzo di gestione
industriale a sostegno della classe operaia. Questa situazione porta a
uno spostamento di centralità strategica orientata al rafforzamento dei
partiti. I partiti si basano sui quadri, collegati e inseriti nei luoghi
di lavoro, oppure tendono ad assumere una funzione pedagogica
nell'educazione democratica, diventando centrali nella formazione della
sovranità popolare. Questa impostazione che entra nella Costituzione
repubblicana vede la sovranità passare, dai tradizionali referenti di
Nazione o Stato, al Popolo.
I partiti non impediscono però le divisioni a sinistra, tra le tendenze
governative o di alternanza democratica, strategie opposte nella
formazione della nuova classe dirigente italiana. I risultati elettorali
nazionali mettono in luce da subito il divario tra i partiti di massa e
le altre forze politiche, e questo apre un dibattito sulla natura del
nuovo sistema politico, ed economico. Da questo confronto usciranno
tendenze contrarie al sistema elettorale proporzionale o critiche della
partitocrazia causate dalla perdita di identità e rappresentanza dovuti
a correntismo e collateralismo.
Bibliografia
Anarchici e Anarchia nel mondo contemporaneo, Fondazione Luigi Einaudi,
Torino, 1971.
Giuseppe Muraca, Luciano Bianciardi, uno scrittore fuori dal coro,
Centro di Documentazione di Pistoia, Pistoia, 2011.
Nello Rosselli, Mazzini e Bakunin: Dodici anni di movimento operaio in
Italia (1860-1872), Einaudi, Torino, 1967;
Pier Giorgio Zunino, La Repubblica e il suo passato, Il Mulino, Bologna,
2003.
https://alternativalibertaria.fdca.it/wpAL/
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