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(it) Italy, UCADI #203 - STORIE DI IERI E STORIE DI OGGI (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 26 Jan 2026 07:57:56 +0200
Ho avuto modo di leggere in sequenza due libri, usciti in periodi
diversi che trattano argomenti apparentemente lontani, ma ambedue
estremamente importanti. ---- Partiamo dalla ponderosa biografia di
Putin scritta da Philiph Short[1]. Uscita nel 2022, poco dopo
l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, si tratta di uno
straordinario lavoro di ricerca, corredato da un'amplissima bibliografia
e da una quantità di fonti impressionante. ---- Il genere biografico, in
mano a storici capaci non solo di scavare, ma anche di connettere le
fonti e di avere uno sguardo ampio, è ancora in grado di illuminare in
maniera inedita molte questioni storiche.
In questo lavoro di quasi mille pagine non affronta la storia vista dal
"buco della serratura", ma si evidenzia, invece, una grandissima
capacità di tenere insieme alcuni aspetti della vita pubblica e privata
del Presidente Russo collegandoli strettamente alle vicende generali del
suo paese e del rapporto con le altre realtà statuali. Insomma la storia
tout-court, come del resto si intuisce fin dal titolo.
Non è qui facile riassumere questo lavoro, nemmeno per sommi capi.
Quello che mi preme però è ripercorrere alcune suggestioni che
potrebbero essere utili per comprendere alcune dinamiche dell'attualità
rispetto alle quali il sistema informativo "occidentale" non solo
latita, ma costruisce le proprie narrazioni su una propaganda che appare
sempre più una realtà controfattuale. Insomma, l'Europa è in guerra e la
sua informazione è quella di un paese che ha ormai coartato il dibattito.
La ricostruzione della vita privata e pubblica di Putin va qui di pari
passo con la storia generale e con la nostra, in un gioco di specchi
continuo che annulla ogni superiorità morale rispetto a questioni complesse.
Secondo il "cerimoniale Mainstream" qui dovrebbe starci una premessa in
cui si prendono le distanze da Putin, esattamente come nella vicenda di
Gaza bisogna sempre mettere le mani avanti condannando "il 7 ottobre". È
inutile dire che a questa pantomima ridicola e oltraggiosa il
sottoscritto non aderirà mai, mentre è invece bene precisare che Short,
proprio perché è lontanissimo da ogni sentimento di "putinismo" riesce a
mettere a fuoco l'enorme rimosso dell'Occidente.
Ecco, quindi, uno dei punti fondamentali del libro. La Russia, dalla
"caduta del muro"[2]non solo è stata trattata come l'ultimo dei paria,
ma la si è considerata ormai fuori scena, una specie di fratello minore,
che poteva aderire al banchetto occidentale ma solo previo salasso. Ora,
ovviamente, parlare di Russia in maniera così generica sembrerebbe
inutile oltre che improduttivo, ma, accodandosi a come si parla
dell'Occidente" non vedo poi un grande scandalo. In realtà possiamo
proprio parlare di "Russia" perché le conseguenze della gestione del
post-realismo socialista sono state devastanti per la popolazione. E
questo è un fondamentale per capire la situazione attuale.
Dopo la fine del c.d. "Socialismo reale", Gorbaciov, Eltsin e Putin (che
di Eltsin era più che un collaboratore, cosa che si tende spesso a
dimenticare) avevano avuto come obiettivo l'occidentalizzazione della
ex-Urss. Ma i primi due provocarono soprattutto un disastro senza
precedenti (nel caso di Gorbaciov, aggiungo io, va riconosciuto che si
mosse evitando violenza e repressione). Trasformare un paese come l'URSS
portandolo in una economia di mercato, come era intuibile, provocò un
contraccolpo durissimo alle condizioni di vita delle persone. Eltsin era
il perfetto e utile idiota, rispetto al quale, l"Occidente" permise non
solo il bombardamento del parlamento ma si intromise in maniera palese
nelle elezioni del 1996. Cito dal libro:
"Le elezioni del 1996 furono uno spartiacque[...]le conseguenze dei
mezzi usati da Eltsin per vincere furono per la Russia di portata
altrettanto vasta. Nel 1993, quando il presidente aveva usato l'esercito
per schiacciare un parlamento ribelle ma legittimamente eletto,
sostenendo di non avere altra scelta perché la Russia stava diventando
ingovernabile, l'Occidente lo aveva sostenuto, nonostante il ricorso
alle forze armate per soffocare il dissenso politico fosse una palese
violazione dei principi democratici.[...]Le elezioni del 1996 segnarono
un ulteriore salto di qualità.
Per essere certi di scongiurare il ritorno al potere dei comunisti, gli
Stati Uniti e altri governi occidentali finanziarono la rielezione di
Eltsin[...]questa era la prima volta che l'Occidente condizionava
direttamente il risultato del voto in Russia[...]prestiti segreti,
accelerazione degli aiuti da parte del Fondo monetario internazionale,
una visita ufficiale del presidente Clinton durante la campagna
elettorale e l'invio, su richiesta della Russia, di spin doctor
americani come consulenti di Eltsin.[...]
Nel frattempo il comitato elettorale di Eltsin aveva intrapreso quella
che Pëtr Aven, ex ministro divenuto poi uno dei banchieri più ricchi del
paese, definì «una gigantesca manipolazione dell'opinione pubblica». I
canali televisivi ORT e NTV non solo sostennero Eltsin, ma gettarono
fango sui suoi avversari comunisti con ogni tipo di calunnia possibile e
immaginabile.[...]
L'allontanamento della Russia da quelle che l'Occidente considerava le
regole democratiche non è iniziato con Putin. È iniziato negli anni
novanta, quando al potere c'era un amico degli americani, Boris Eltsin."[3]
Tuttavia anche le corde più resistenti alla fine cedono.
L'intervento in Kosovo del 1999 è fondamentale per capire il piano
inclinato che ha portato ad un sempre più evidente distanziamento tra
"l'Occidente" e la Russia. Per quanto vi fossero stati altri e anche ben
più pesanti interventi armati camuffati sotto mentite spoglie, il Kosovo
riassume in sé il modello della egemonia occidentale, o meglio il
presuntuoso tentativo di "fare cappotto" dopo la caduta del muro. Sotto
la menzogna di un inesistente genocidio (esattamente con accadrà in
Libia) la Nato, senza alcun mandato dell'ONU, bombardò per settimane
infrastrutture civili, provocando migliaia di morti innocenti e
disseminando il terreno di ordigni tossici. Ma c'è di più.
Quell'intervento andò a modificare la geografia di un paese, accogliendo
le richieste di separazione di una parte.
Sono esattamente gli stessi ingredienti che userà Putin per l'intervento
in Ucraina. La pretesa superiorità morale dell'Occidente sta solo nella
narrazione e nella convinzione di essere sempre nel giusto.
Ma c'è di più. L'intervento armato provocherà innanzitutto l'ira della
Russia, da sempre a difesa degli slavi, tanto è vero che si arrivò quasi
ad un confronto armato diretto fra Russia e Nato: l'incidente di
Pristina velocemente e malamente dimenticato.[4]
Anche il bonario e alcolizzato Eltsin si accorse della reale situazione
internazionale.
Ebbene, uno dei focus del libro di Short è proprio la disillusione via
via sempre più chiara ed evidente che vedrà prima Eltsin, ma soprattutto
Putin (fatto di ben altra pasta, anche dal punto di vista delle
esperienze di vita e professionali) perdere ogni speranza nella
credibilità dell'Occidente, andando a riscoprire sempre di più la
"specificità" russa e costruendo in maniera sempre più evidente un
regime autoritario sì, ma con un reale e ampio consenso da parte della
popolazione. Una popolazione che ha visto, in maniera inequivocabile,
migliorare le proprie condizioni di vita precipitate dopo il collasso
sovietico e la fine delle illusioni delle bellezze del "mercato" e che a
quella situazione non ha proprio alcuna voglia di tornare.
Anche la questione ucraina viene illuminata sotto un altro piano. Ovvero
che, ben prima del 2022, gli USA erano assolutamente consapevoli di cosa
rappresentasse per la Russia:
"L'ingresso dell'Ucraina nella NATO è il confine invalicabile per
l'élite russa (non soltanto per Putin). In oltre due anni e mezzo di
conversazioni con i principali attori della scena politico-economica del
paese, dai più oscuri personaggi nei recessi del Cremlino ai più acuti
critici liberali di Putin, non ho ancora trovato nessuno che non
consideri l'ingresso dell'Ucraina nella NATO una sfida diretta agli
interessi della Russia. In questa fase, l'offerta del MAP non viene
considerata un semplice passaggio tecnico[...], ma un vero e proprio
guanto di sfida. La Russia di oggi reagirà."[5]
Come ho detto, è impossibile riassumere qui questo ponderoso e
fondamentale volume. Come nello scoppio della prima guerra mondiale,
anche la situazione attuale è caratterizzata dalla fine sempre più
evidente di una egemonia che non vuole cedere ed un mondo in
ebollizione. Quello che è certo è che se l'Occidente continua a vendersi
come il portatore di tutte le virtù, evitando persino di considerare
l'avversario degno di una minima attenzione, il famoso piano inclinato è
destinato a diventare un precipizio.
Il secondo libro, uscito nelle settimane scorse, sembrerebbe non avere
nulla a che fare con quello di cui si è appena parlato. È un testo di
storia contemporanea, l'ennesimo si potrebbe dire, sull'ascesa di Hitler
al potere, scritto da un brillante e ancora giovane storico francese.[6]
Chapoutot affronta una tematica apparentemente decotta sotto
un'angolazione originale, ma che è anche quell'angolazione con la quale
la storiografia marxista, ormai buttata alle ortiche (nel nome della
"storia della mentalità" e dell'approccio postmoderno che pare ancora
oggi essere egemone) aveva cercato di raccontare la vicenda di Weimar.
Anche in questo volume, gli spunti sono davvero tanti, tantissimi e
l'autore non ha paura di misurarsi con il presente, individuando alcuni
nuclei essenziali, seppure relativi a situazioni storiche diverse. Uno
degli aspetti che colpisce è che nella Germania di Weimar, la cui
democrazia parlamentare viene colpita e affondata già nel 1930, le
scelte dell'SPD di appoggiare il "meno peggio" per evitare il peggio non
evitarono né l'uno né l'altro. "Peggio" e "meno peggio", tra l'altro,
erano assolutamente sovrapponibili e pienamente inseriti in quel
percorso di distruzione della democrazia, dei diritti sociali, a favore
di una politica totalmente schiacciata sul capitale. Percorso nel quale
il partito nazionalsocialista, ripulito dalle violenze (che facevano
"brutto") non solo era pienamente accettato dai "liberali" ma, a volte,
poteva persino apparire troppo di sinistra.
Per uscire dalla storiografia e rientrare nel presente, direi che queste
2 letture possono aiutare a farci capire come alcuni percorsi intrapresi
nel passato ed altri in anni più vicini a noi, abbiano portato alla
drammatica situazione che stiamo vivendo. Una situazione che non è la
stessa dell'avvento di Hitler, o della Seconda guerra mondiale, ma che
contiene in sé alcuni di quegli elementi depositati dalla storia.
Ad esempio le politiche deflazionistiche e antisociali come scelta non
solo economica ma, anzi, pienamente ideologica, elaborata
scientificamente per colpire le classi "pericolose", per attaccare ed
affondare i diritti sociali.
L'ordoliberismo come brodo di coltura dello stesso nazionalsocialismo
che, al di là delle parate e delle parole, fu un incubatore per le
maggiori aziende tedesche e persino per l'organizzazione manageriale.[7]
In realtà la democrazia di Weimar era invisa ormai a tutta la classe
dominante e che il potere sia stato consegnato ai nazisti, alla fine, fu
il risultato di uno scontro interno ai vertici.
Che, a pensarci bene, aggiungo io, fu lo stesso meccanismo che permise
al fascismo italiano di andare al potere con una manciata di deputati (e
lo stesso tentativo, ovvero uno stato autoritario senza duce, fu quello
messo in atto con la defenestrazione di Mussolini).
Noi oggi sappiamo cosa è successo nel secolo scorso, ma, i passi che
sono stati intrapresi nell'ultimo quarantennio sono gli stessi di
allora: distruzione dello stato sociale (basta leggere il programma di
Von Papen, divenuto nel secondo dopoguerra quasi un antinazista), sgravi
fiscali per le aziende, richiamo all'ordine. Lo stato non solo minimo,
secondo i dettami del liberismo classico, ma anzi, uno stato
dichiaratamente pro-capitale.
Dopo decenni di microstorie e "storie della mentalità" e della
"complessità" (termine completamente frainteso e mistificato) fa un
certo piacere vedere storici che non hanno paura di affrontare la
contemporaneità, tornando, si sarebbe detto una volta, ai fondamentali.
Anche perché oggi tornano ad essere drammaticamente utili.
Andrea Bellucci
[1]P.Short, Putin. Una vita il suo tempo, Marsilio, 2022
[2]Una caduta celebrata malamente e improvvidamente, In Italia
soprattutto da parte degli eredi del PCI. Una specie di infantilismo
storiografico che ha prodotto nei primi anni '90 una caduta vertiginosa
della qualità e del livello della discussione, soprattutto a
livello mediatico. Ovviamente dimenticando tutte le possibili
conseguenze di quella vicenda e tacendone perfino le origini.
Conseguenze che gli USA capirono subito, avviando nel 1991 una prima
guerra internazionale con il plauso di tutti paesi occidentali e
l'inanità di una Russia semidistrutta.
[3]Philip Short, Putin., cit., ebook, pos. 6213-6229
[4]https://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_di_Pristina
[5]William Joseph Burns, ambasciatore in Russia fino al 2009, direttore
Cia dal 2021 al 2025 a Condoleeza Rice - Segretaria di Stato dal 2005 al
2009 - 8 febbraio 2008. Burns to Rice, Russia Strategy (Secret)
https://carnegieendowment.org/features/back-channel?lang=en. Citato in
Philip Short. "Putin. Una vita, cit.", Marsilio, 2022)
[6]J, Chapoutot, Gli irresponsabili. Chi ha portato Hitler al potere?,
Einaudi, 2025,
[7]J. Chapoutot, Nazismo e management. Liberi di obbedire, Einaudi, 2021.
https://www.ucadi.org/2025/12/23/storie-di-ieri-e-storie-di-oggi/
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