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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #35-25 - Scuola e intelligenza artificiale. NextGen AI: cresce l'aziendalizzazione del settore educativo (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 15 Jan 2026 08:05:41 +0200
Dal 8 al 13 ottobre 2025 Napoli ha ospitato il "Next Generation AI -
Summit internazionale sull'intelligenza artificiale nella scuola", un
evento presentato dal Ministero dell'Istruzione e del Merito come "la
più grande iniziativa mai realizzata in Italia sull'IA applicata ai
processi educativi e formativi".
Una settimana intera di conferenze, workshops, masterclass, spettacoli
serali, visite guidate, installazioni interattive e - soprattutto -
un'enorme presenza di aziende, start-up e fornitori di tecnologie
educative pronti a mostrare i propri prodotti a docenti, dirigenti e
personale scolastico.
Il programma ufficiale distribuito alle delegazioni e agli istituti è
impressionante per quantità di nomi coinvolti e povertà di riflessione
politica. Si parla di "personalizzazione dell'apprendimento",
"efficientamento dei processi scolastici", "tutoring digitale", "realtà
virtuale" e "AI conversazionale". Ma il filo rosso che attraversa
l'intero summit è chiaro: la scuola del futuro deve diventare un mercato
e un sistema da ottimizzare, non una comunità educativa da rafforzare.
Sfogliando il programma, l'impressione è quella di trovarsi di fronte
non a un evento pubblico sulla scuola, ma a una fiera commerciale, un
summit vetrina per l'industria della IA. Google, Amazon Web Services,
Adobe, DXC Technology, Campustore, Giunti, Zanichelli, Lutech, Hevolus,
STEMBLOCKS: decine di imprese, piccole e grandi, presentano "soluzioni
innovative" per ogni pezzo dell'ecosistema scolastico.
La scuola diventa un luogo di sperimentazione privatistica, dove l'IA è
usata come grimaldello per introdurre piattaforme proprietarie, ambienti
immersivi, sistemi di tracciamento e strumenti "intelligenti" per il
monitoraggio di studenti, docenti e processi amministrativi.
Nulla si dice, però, di privacy, diritti digitali, sovranità
tecnologica, costi di manutenzione, rischi di dipendenza da vendor
esteri, oppure della mole di dati raccolti e processati da queste
soluzioni. L'unico intervento dedicato alla protezione dei dati è una
breve partecipazione del Garante privacy, incastrata tra un panel e
l'altro: la foglia di fico necessaria a certificare l'operazione come
"responsabile".
Il summit ruota attorno alla retorica salvifica dell'IA e al mantra
ormai onnipresente: l'IA migliorerà la scuola, personalizzerà
l'apprendimento, semplificherà le procedure, renderà la didattica più
inclusiva e creativa. Una narrazione che presenta la tecnologia come
soluzione tecnica a problemi politici: precarietà, classi sovraffollate,
organici insufficienti, disuguaglianze territoriali, edilizia scolastica
fatiscente, povertà educativa. Tutte questioni che nessun algoritmo può
risolvere. Paradossalmente, il summit si svolge mentre in molte scuole
italiane mancano insegnanti, bidelli, amministrativi, aule adeguate,
connessioni funzionanti. Ma l'IA diventa il nuovo specchietto per le
allodole: un modo per spostare l'attenzione da ciò che non si vuole
affrontare.
È inoltre da sottolineare come gli studenti non abbiano avuto alcun
ruolo protagonista in questo summit.
Gli studenti sono presenti nel programma, ma solo come delegazioni,
comparse, pubblico.
Non ci sono panel dove studentesse e studenti discutono cosa significhi
realmente vivere in una scuola sempre più digitalizzata, dataficata,
mediata da piattaforme. La scuola, invece di essere pensata come
comunità viva, viene ridotta a un campo di applicazione dell'innovazione
digitale. Gli studenti non sono soggetti politici, ma "fruitori di
tecnologie intelligenti".
Il messaggio di fondo è chiaro: la scuola deve diventare "più
efficiente", "data-driven", più simile, appunto, a un'azienda. L'IA non
come strumento critico, ma come infrastruttura gestionale che aiuta a
monitorare, semplificare, ottimizzare, controllare. Si parla di "AI per
l'amministrazione scolastica", "AI per la sicurezza dei dati", "AI per
il management degli istituti". È l'orizzonte neoliberale che da anni
investe l'istruzione: trasformare la scuola pubblica in un sistema
misurabile, segmentabile, profilabile.
Eppure non è certo di questo che la scuola ha bisogno. La sfida
educativa del futuro non è dotare gli studenti di assistenti digitali o
visori VR, ma è qualcosa di molto diverso. È rafforzare la libertà di
insegnamento, investire in organici stabili, ridurre i divari
territoriali, garantire spazi e tempi educativi dignitosi, costruire
comunità critiche e inclusive. La tecnologia può aiutare, certo. Ma solo
se non diventa il cavallo di Troia per la colonizzazione digitale della
scuola pubblica.
Il Summit NextGen AI racconta invece un'altra storia: quella di una
scuola trasformata in un parco giochi per aziende, dove lo Stato fa da
garante politico e la formazione diventa un'occasione di mercato. Una
storia che merita di essere raccontata, e criticata, proprio perchè la
scuola dovrebbe essere difesa come bene comune.
Totò Caggese
https://umanitanova.org/scuola-e-intelligenza-artificiale-nextgen-ai-cresce-laziendalizzazione-del-settore-educativo/
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