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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #17-25 - Sfruttati da morire. PTCO/Alternanza scuola - lavoro (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 19 Jul 2025 08:59:08 +0300
Cinque studenti morti in PCTO tra gennaio e marzo 2025: questi i dati
ufficiali recentemente forniti dall'INAIL. L'acronimo significa
"percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento", la
definizione pretenziosa con cui è stata rinominata da qualche anno
l'alternanza scuola lavoro, l'attività che preleva gli studenti dai
banchi per affittarli alle imprese. Cinque studenti morti in tre mesi è
un'enormità. Ma è chiaro che, se il mondo del lavoro è fatto di
precarietà, di sfruttamento, di ricerca del profitto, di mancanza di
sicurezza, tanto da produrre una strage fatta di 3 morti al giorno,
anche gli studenti che vengono sbattuti in una situazione simile sono
esposti a rischi che troppo spesso si traducono in tragedie.
Fra il 2017 e il 2022 ci sono stati 21 morti e centinaia di migliaia di
infortuni tra gli studenti in alternanza: considerando che nel 2020 e
parte del 2021 a causa del covid le scuole hanno funzionato con
didattica a distanza e le attività interne ed esterne sono state ridotte
o annullate, il dato è ancora più spaventoso. Ma spaventoso è anche il
silenzio che avvolge questa situazione. Se ci è ancora familiare il nome
di Lorenzo Parelli, morto nel 2022 schiacciato da una trave di acciaio
di 150 chili durante uno stage in fabbrica, il nome di tanti altri
studenti è pressoché sconosciuto e la cronaca non ne fa menzione più di
tanto, ingoiandoli dentro i numeri clamorosi dei morti sul lavoro, al
punto che i dati delle morti studentesche, quando andiamo a leggerli
scorporati, ci lasciano quasi increduli. Eppure è così.
Dopo i 21 morti censiti dal Ministero dell'Istruzione tra il 2017 e il
2022, nel 2023, dopo le proteste successive alla morte di Lorenzo
Parelli che chiedevano l'abolizione del PCTO, il governo rispose
istituendo il fondo INAIL per il risarcimento degli studenti morti in
alternanza. Da allora decessi e infortuni di studenti in alternanza sono
censiti appunto dall'INAIL. Ben 12 sono gli studenti morti nel 2023, 13
quelli morti nel 2024, cinque in questo scorcio di 2025.
Il modello dell'alternanza scuola lavoro risale al 2003, ma diventa
obbligatorio dall'anno scolastico 2015-16 con la legge 107, la "buona
scuola" di Renzi. Viene presentata all'epoca come una forma di
"regolarizzazione" delle pratiche di stage e tirocini già ampiamente
diffusi; in realtà, come fu immediatamente denunciato da chi a quella
riforma si oppose, la buona scuola incardinò l'alternanza scuola lavoro
nel sistema scolastico, ne istituì l'obbligo, ne definì un monte ore
fisso e un ventaglio di possibili declinazioni, estese la deriva
aziendalistica della scuola pubblica, sottrasse ore alla formazione e
allo studio, generalizzò la pratica del prestito di studenti al mondo
del lavoro, esponendoli tra l'altro senza tutele alla giungla dello
sfruttamento. Le morti e gli innumerevoli infortuni lo dimostrano. Il
governo era piddì, le ministre dell'istruzione dell'epoca, in sequenza,
erano Giannini e Fedeli, quest'ultima proveniente dai ranghi
dirigenziali CGIL. Tanto per dire quanto possa essere credibile
l'opposizione da operetta al PCTO che sentiamo ora provenire da piddì e
CGIL.
Il diverso monte ore dell'alternanza scuola lavoro già denotava inoltre
la natura classista di questo dispositivo: 90 ore negli ultimi tre anni
del liceo, 150 ore nei tecnici, 210 nei professionali. La lettura è
perfino banale: meno ore sottratte allo studio per chi avrà ruoli
sociali di dirigenza, più ore sottratte allo studio per chi dovrà
lavorare, soprattutto per chi lo farà in modo meno qualificato.
Va da sé che anche le sedi di svolgimento dell'alternanza sono molto
diversificate, con diverse modalità di coinvolgimento operativo degli
studenti: studi di professionisti, redazioni di giornali, uffici
amministrativi e logistici per i licei; settori direttamente produttivi,
fabbriche e ristorazione per i tecnici e i professionali.
Nel 2017 il Decreto 195 definisce un Regolamento dell'alternanza e nel
2018 escono le Linee guida per quella che ormai si chiama PCTO. Si
asfaltano le lotte di studenti e lavoratori della scuola che ne
chiedevano l'abolizione, si dà ascolto al forum delle associazioni di
studenti, ai sindacati concertativi, a quei settori funzionali al mondo
delle imprese con cui governi e istituzioni interloquiscono; si tiene
conto degli obiettivi di Confindustria e delle associazioni
imprenditoriali, e anche degli interessi degli enti locali, che hanno il
monopolio della formazione professionale. Nelle scuole si costruisce una
enorme sacca di lavoro burocratico e un enorme spreco di risorse umane
ed economiche per i mille adempimenti collegati alla gestione del PCTO:
stesura di convenzioni con le aziende, gestione del monte ore di ogni
studente, rendicontazione, certificazione delle competenze e rilascio
delle skill cards, iniziative di formazione alla sicurezza. Perché sulla
carta la questione sicurezza riceve attenzione. Peccato che per gli
studenti, come per i lavoratori, le iniziative di formazione siano
spesso esclusivamente un obbligo formale da assolvere, un'operazione di
facciata che ha poco a che fare con la sicurezza vera. Peccato che, una
volta "formati" sulla carta, gli studenti vengano catapultati in una
situazione dove la sicurezza non c'è, in barba a tutte le firme e a
tutti i bolli messi sui DVR. La scia di sangue delle morti e degli
infortuni in alternanza parla chiaro.
Ma non ci si ferma qui. Da un paio d'anni la situazione è divenuta
ancora più pesante. L'alternanza scuola lavoro concepita sugli ultimi
tre anni della scuola superiore tende sempre più a coinvolgere anche gli
anni precedenti, estendendosi al biennio, quello che teoricamente
sarebbe il periodo coperto dall'obbligo scolastico.
Lo scorso 21 maggio il Senato ha approvato all'interno del decreto PNRR
scuola per il 2025-26 una modifica alla normativa che rende possibile,
negli istituti tecnici, anticipare di un anno l'alternanza scuola lavoro
a partire dalla seconda classe, coinvolgendo studenti quindicenni.
Del resto, un simile provvedimento si collega ad altri, già avviati, che
tendono ad accorciare sia il percorso scolastico (da 5 a 4 anni) sia
il tempo destinato alla didattica, aumentando il tempo trascorso in
azienda e affidando addirittura alle aziende ore di docenza nelle
materie di indirizzo all'interno delle scuole. La quadriennalizzazione
dei licei, il cui iter sta procedendo, e l'istituzione della filiera
quadriennale degli istituti tecnici e professionali, già in vigore a
livello sperimentale, impongono di anticipare di un anno il PCTO, a
cominciare dalla seconda classe, per assicurare alle aziende il
famigerato triennio di risorse studentesche. La filiera tecnico
professionale, inoltre, come già abbiamo avuto modo di segnalare, vede
un aumento massiccio delle ore destinate all'alternanza. Non solo. Il
collegato Lavoro 2024 ha introdotto il contratto di apprendistato duale,
incrementando il sistema di apprendistato già esistente e consentendo
allo studente ancora in obbligo scolastico e in percorso di studio di
poter accedere al contratto di apprendistato, diventando di fatto un
lavoratore a tutti gli effetti, anche per un arco temporale lungo,
passando dall'apprendistato di primo livello, quello finora consentito
in percorso scolastico e privo di retribuzione, a quello di secondo e
terzo livello, fino allo scorso anno preclusi agli studenti, con la
possibilità di mantenere il contratto di apprendistato iniziato a 15
anni per tutta la durata della formazione, anche all'università o nel
corso di un dottorato di ricerca, con una retribuzione che non può
superare il 10% del salario minimo spettante.
Il meccanismo con cui le imprese sfruttano la manodopera studentesca è
micidiale. È qualcosa di più di un processo di aziendalizzazione, è un
vero e proprio travaso dell'impresa nel sistema d'istruzione e un
assorbimento diretto degli studenti nel lavoro. Un meccanismo disastroso
che occorre contrastare.
La lotta contro l'alternanza scuola lavoro non è facile perché si
scontra con un processo in linea con i tempi e le esigenze di mercato,
mascherato da modernismo contro una scuola presentata come un ferro
vecchio, aldilà di qualsiasi retorica sulla necessità di ritorno allo
studio tradizionale.
C'è una campagna martellante, che spesso fa presa anche su famiglie e
studenti, che scredita lo studio e l'apprendimento a fronte di una
presunta esperienza sul campo, facendo leva sulle tante cose che a
scuola non vanno e che possono comprensibilmente generare insofferenza.
C'è una narrazione dominante che attribuisce la disoccupazione giovanile
alla non corrispondenza fra la preparazione scolastica e le richieste
del mondo del lavoro: il cosiddetto "mismatch", un disallineamento che
qualche intervento premuroso cerca di colmare scaraventando quindicenni
nel mondo del lavoro. C'è alla base un concetto distorto di che cosa
significhi una scuola aperta al territorio e anche di cosa si intenda
con il termine territorio, che non vuole dire rete dei profitti delle
imprese.
Ma a fronte di tante difficoltà c'è anche la forza dell'evidenza. È
chiaro che la presunta esperienza sul campo significa addestramento allo
sfruttamento precoce. È chiaro che, nonostante tutti i difetti della
scuola, la disoccupazione giovanile non dipende dal disallineamento fra
preparazione scolastica e mondo del lavoro, ma da precise scelte
politiche che impongono povertà e precarietà.
È chiaro che ridurre il tempo destinato allo studio e allo sviluppo
delle proprie capacità cognitive per andare ad acquisire le competenze
parcellizzate richieste in un dato momento da un'azienda locale vuol
dire imparare alcune operazioni e sequenze esecutive che saranno
immediatamente superate, il che significa precarietà e disoccupazione. È
chiaro che scaraventare gli studenti in un mondo del lavoro regolato dal
profitto a tutti i costi vuol dire esporli, oltre che allo sfruttamento,
anche al rischio di infortuni e morte, che nel mondo del lavoro sono la
regola quotidiana. Se non fosse chiaro ci pensa la scia di sangue degli
studenti morti in alternanza a ricordarcelo. Con la determinazione di
questa chiarezza occorre contrapporsi con forza alla violenza dello
sfruttamento precoce rappresentata dall'alternanza scuola lavoro, in
qualsiasi forma essa si presenti, unendo le forze di lavoratori e
studenti per delegittimarla ed eliminarla dal sistema scolastico e
formativo.
Patrizia Nesti
https://umanitanova.org/sfruttati-da-morire-ptco-alternanza-scuola-lavoro/
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