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(it) Sicilia Libertaria: Agroalimentare e Sovranità Alimentare - il bluff del made in Italy (Parte seconda) (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Thu, 8 Feb 2024 08:16:47 +0200


II report 2023 "State of the World" della FAO e "Power shift" del "Global alliance for the future" rivelano i costi celati dei sistemi alimentari industriali: 12.700 miliardi di dollari, pari ad un terzo del PIL globale, per il 70% causati dagli effetti sulla salute: è il costo della vita. Il cibo dell'agroindustriale è la merce che ci divora. ---- Non solo. Lo studio pubblicato nel Giugno 2023 sulla autorevole rivista "Environmental research letter" analizza i dati di 58 anni sul clima, produzione e reddito di 109 colture in 127 paesi e conclude che "una maggior diversità delle colture riduce gli impatti negativi delle siccità e delle alte temperature sui raccolti, aumenta la resilienza alle condizioni meteo e dei suoli". 41mila sono le specie animali e vegetali a rischio di estinzione. (Fonte: Crop diversity buffers the impact of droughts and high temperatures on food production; iucn.org)

Ciò nonostante la UE supporta l'agricoltura ad alto rendimento per ettaro (monocoltura intensiva) con la fake che essa libererà terra per la biodiversità al contempo risolvendo il problema della fame nel mondo (che invece è diseguaglianza nell'accesso al cibo): "in Europa potremo restituire il 75% della nostra superficie agricola alla natura senza che questo porti ad inverni freddi, scarsità di cibo ed economica", così l'eurodeputato olandese Nilufer Gundogan: è il tecno-ottimismo che, con la teoria del risparmio del suolo, afferma che l'aumento della produttività favorisca la protezione della biodiversità, secondo il principio della intensificazione sostenibile in agricoltura. Al contrario, la condivisione della terra presuppone un modello agricolo diffuso, non intensivo e promotore della biodiversità entro le aree coltivate; la biodiversità dipende da interazioni complesse tra i diversi tipi di utilizzo dei suoli, il cui uso che non è possibile delimitare entro recinti: un insetto, un impollinatore, non conosce confini artificiali e la sua capacità di sopravvivere è determinata dalle condizioni di biodiversità dei terreni coltivati e non coltivati. L'elevato uso di pesticidi ed erbicidi, a quantità crescenti ogni anno per assicurare la alta produttività, causa la estinzione locale e permanente del vivente nelle aree coltivate e per mezzo della contaminazione dell'aria e delle acque l'estinzione si propaga ovunque. Nelle aree protette europee vi è una riduzione del 75% della biomassa degli insetti volanti e proporzionalmente degli uccelli insettivori a causa della contaminazione proveniente dagli ambienti tossici coltivati. Lo story telling della agricoltura ad alto rendimento è la narrazione della infinita caccia al profitto.

All'opposto, una Agricoltura non estrattiva, biologica, basata sulla ecologia delle popolazioni non solo vegetali e della agrobiodiversità, non è un metodo di coltivazione ma una comunanza del territorio risultante da una radicale trasformazione sociale che abolisce l'individualismo agrario della proprietà privata fondiaria e restituisce alla collettività la Agricoltura quale bene comune, la cui attività è un lavoro conoscitivo-produttivo condiviso dalla società intera che esercita così il diritto alla conoscenza e genera la sovranità alimentare, ovvero la capacità di essere custode della biodiversità e del patrimonio ambientale, di una agroecologia basata sulla complessità, sul diritto alla sicurezza alimentare e di accesso al cibo, sul controllo energetico esercitati con delega alla Contadinanza. Il rifiuto della monocoltura in campo a favore della diversità agricola è speculare al superamento del dogma capitalistico del progresso unidimensionale dei modelli non solo agricoli, della uniformità ed unicità tecnica, culturale, economica e sociale.

La sovranità alimentare ha come incipit la riappropriazione conoscitiva, riproduttiva e della proprietà collettiva dei semi, al loro libero scambio ed adattamento genetico alle condizioni ambientali; proprietà collettiva e libero scambio oggi vietati per Legge, i semi contadini confinati nei registri delle varietà da conservazione e nelle banche del genoma. Per semi non si intendono quelli delle multinazionali sementiere poiché creati e prodotti specificatamente per la agricoltura industriale, ma si indicano i semi delle varietà tradizionali, frutto di adattamenti secolari, resilienti ed adattivi al variare delle condizioni del territorio: "a causa degli incroci e selezione naturali la composizione genetica del seme biologico tradizionale raccolto a fine stagione non è mai eguale a quello seminato, così la popolazione si evolve adattandosi progressivamente all'ambiente in cui cresce." (Salvatore Ceccarelli - Stefania Grando, genetisti, Seminare il futuro, Giunti Ed. 2019). I semi sono la base della filiera alimentare poiché il cibo deriva dai semi e dalla qualità del cibo la nostra salute. Chi li possiede controlla la vita.

La sovranità alimentare implica un altro modo sociale di intendere il Territorio, che non è più lo spazio geografico definito da confini politico-amministrativi ove un ente pubblico esercita la sua autorità, il luogo in cui gli abitanti realizzano attività, utili e profitti, da cui estraggono materiali e prodotti. Il Territorio è un soggetto naturale parte di un mondo ineliminabile delle relazioni di vita della collettività locale. E' una unità eco-sistemica all'interno della quale le risorse ambientali ed i loro fruitori si integrano affinché si realizzino le forme di una totalità equilibrata ed inscindibile. Il territorio è soggetto di Diritti per mezzo delle comunanze, un altro modo di possedere ove le proprietà sono inalienabili, indivisibili, non ereditabili. I Diritti attengono all'oggetto (acqua, bosco, terra, etc.) e non al soggetto (persona fisica o giuridica), quindi non si esercita la proprietà ovvero il dominio gerarchico del soggetto sull'oggetto; i soggetti sono solo usufruttuari e devono garantire l'integrità del territorio e delle sue risorse per le generazioni future. Il territorio è un bene comune, patrimonio collettivo il cui governo e gestione si basano sulla consensualità delle decisioni e la delega della autorità con la democrazia diretta.

Roberto Brioschi

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