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(it) Sicilia Libertaria November 22: governo - Con le unghie e con la lingua (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Wed, 16 Nov 2022 08:33:53 +0200


Il governo è infine partito. Abbiamo un Benito (La Russa) presidente del Senato, un Adolfo (Urso) ministro allo Sviluppo Economico, un presidente della Camera (Fontana), amico di neonazisti, che ringrazia il Papa e Bossi e preannuncia l'autonomia differenziata per le regioni ricche del nord; un Gasparri, senatore di Forza Italia, che ripresenta un ddl sulla capacità giuridica del concepito, il che trasformerebbe ogni aborto in un omicidio, e lo affianca ad un altro per l'istituzione della festività della vita nascente e ad un altro ancora sull'obbligo della presenza degli obiettori di coscienza all'aborto nei consultori. ---- Continuando con Salvini scaricato alle infrastrutture che si muove come premier-ombra e chiude i porti alle Ong, rivendica l'autonomia delle regioni ricche (con l'ultimo assalto alla sanità pubblica e la definitiva liberalizzazione in mano a privarti e cattolici) e promette al Sud un mellifluo Ponte sullo Stretto, arma di distrazione e di distruzione dei diritti ad un equo trattamento tra i territori dello Stato. La Ministra della Famiglia e della Natalità Roccella annuncia una cattolicissima difesa del ruolo materno della donna, non essendo possibili altre forme di famiglia; il Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara s'impegna per un ruolo centrale delle scuole private e cattoliche, e l'aumento dei finanziamenti alle stesse. Troviamo un Nello Musumeci Ministro delle Politiche del Mare e del Sud, una poltrona in cambio delle sue dimissioni anticipate dal governo regionale; sarà il parafulmine dei pescecani del Nord mentre sbranano la parte della torta riservata al Mezzogiorno; il suo è il ministero della borghesia compradora, quella che si è sempre venduta ai nuovi padroni in cambio di fette di potere e di privilegi per se stessa.

Ovviamente ci sono l'atlantismo e l'europeismo ribaditi a tutto spiano (una compagine guerrafondaia, liberista e lecchina ben accetta a Biden, FMI, BM, UE, NATO) e un quadro economico che non deve mutare: "aiuti" agli industriali tramite i fondi del Pnrr (ma non solo). Ed anche un salvagente lanciato ai no vax, per ringraziarli dei voti ricevuti e accreditarsi come veri amici.

In considerazione del fatto che l'opposizione è composta per la maggior parte da gente che vuole le stesse cose, o che comunque è afflitta da governite acuta, non sarà certo da un'accolita di culi di piombo che potrà mettersi in crisi una coalizione che - sulla carta - ha i numeri per reggere a lungo. L'unico a poter affondarla, dagli scanni del parlamento, semmai può essere Silvio Berlusconi, che ha già mostrato insofferenza e ha lanciato vari segnali in tal senso.

L'analisi dei risultati elettorali fatta sul numero scorso, basata sulla continuità sostanziale tra politiche di destra fino ad ora sostenute dai governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Conte 1 e 2, Draghi e l'attuale, ci sembra confermata da queste prime settimane di governo. Il ddl del 31 ottobre, che, tra le altre cose, col pretesto di un rave, stabilisce pene da 3 a 6 anni per le occupazioni con raduni superiori a 50 persone (e via alle intercettazioni), è una prosecuzione di quei decreti sicurezza siglati da Salvini che i governi successivi non han voluto cancellare.

L'accentuazione di certe uscite in materia di aborto, diritti, migranti, agibilità politica, è necessaria per dare dei contentini alle frange più estreme del proprio elettorato e aggiungere un po' di polvere clerical-fascista e sovranista ad un programma che non può uscire dai recinti fissati dai "grandi elettori" (Confindustria, Vaticano, entità internazionali). Tolta la polvere è la realtà ad imporre l'agenda governativa: un'inflazione al 12%; bollette energetiche che mettono giù settori importanti di economia e milioni famiglie; industriali del nord est che fan sapere di aver bisogno di 4 milioni di immigrati...

L'auspicio è che un governo di tal fatta, in continuità coi precedenti ma obbligato a rischiare mostrando un po' di unghie su temi "caldi" e "identitari", possa stimolare una opposizione reale più di quanto non l'abbiano fatta i precedenti; un'opposizione non annacquata da risvegli opportunistici, ma che, come quella che in questi anni non ha abbassato la guardia, oggi può rimettere in discussione gli equilibri tra chi comanda e chi no, può porre, con la forza di una ritrovata conflittualità, la questione della rappresentanza effettiva dei bisogni e delle aspirazioni delle classi popolari, delegittimano non solo il governo, ma l'intero Parlamento.

A Bologna il 22 ottobre con il collettivo GKN hanno sfilato 30.000 persone sotto una parola semplice e univoca: Insorgiamo!, moltissimi erano i giovani, le assemblee, i collettivi, le associazioni, gli organismi di base, i cani sciolti; crescono le proteste contro il caro-bollette, le più spinte gridano chiaramente: Non paghiamo!; proseguono, sia pure non in maniera massiccia, le manifestazioni contro la guerra e le spese militari; gli studenti sono sul piede di guerra e le cariche alla Sapienza fanno presagire un autunno molto interessante per lo sviluppo di un nuovo movimento di opposizione a questo governo e a tutti i governi: non ci sono governi amici dei proletari e degli sfruttati. Il 2 dicembre lo sciopero generale del sindacalismo di base si preannuncia come una nuova tappa di costruzione di fronti di resistenza. In mezzo, tante scadenze nazionali, regionali, locali che fanno ben sperare.

Pippo Gurrieri

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