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(it) Comidad, le news del 13 novembre 2008
Date
Thu, 13 Nov 2008 08:09:43 +0100
NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ (in una
nuova veste grafica) sotto la voce "Commentario" e all'indirizzo
http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
COME ATTORE OBAMA È MEGLIO DELLA GELMINI
Per otto anni la presidenza degli Stati Uniti è stata occupata da un
autentico esponente dell'oligarchia affaristica che domina il Paese
dalla sua fondazione. La famiglia Bush, originaria del New England, ha
esteso il suo potere sino alle regioni del sud-ovest e del sud-est
degli Stati Uniti, trasformando gli Stati del Texas e della Florida in
propri feudi privati. In Italia sarebbe - ancora per il momento -
inimmaginabile che un grosso affarista andasse a dirigere il
principale servizio segreto; ma negli USA Bush padre ha potuto
ricoprire la carica di direttore della CIA senza sollevare obiezioni,
riuscendo così a preparare il terreno per un lungo dominio non solo
della propria famiglia, ma anche della propria cosca affaristica, che
ha potuto saccheggiare la spesa pubblica statunitense senza incontrare
ostacoli. In tal modo si è però determinato un discredito
dell'immagine degli Stati Uniti, ricondotta alla sua dimensione reale
di apparato di supporto per cosche affaristico-criminali.
Con l'elezione di Barak Obama si torna invece ai presidenti-fantoccio,
alla Ronald Reagan, che costituiscono un valido espediente per creare
nuovamente un'opportuna distanza tra la finzione e la realtà, utile
per frenare il crescere a livello planetario dei sentimenti e degli
atteggiamenti antiamericani. L'elezione di Obama ha infatti posto
immediatamente le condizioni per un rilancio del filo-americanismo, ed
anche molti di coloro che continuano a nutrire diffidenza, non sono
però riusciti a non provare compiacimento per il fatto che
l'elettorato americano abbia premiato un candidato che, almeno a
livello di immagine, rappresentava l'anti-Bush.
Il problema è che questa visione si regge su un soggetto inesistente:
l'elettorato. In tutti i sistemi elettorali, l'elettorato costituisce
una finzione, poiché sono sempre forze esterne a determinare i
risultati, ma, nel caso degli Stati Uniti, viene a mancare anche la
sola parvenza di una regolarità del meccanismo elettorale.
L'assenza di un'anagrafe elettorale nazionale, con in più il fatto che
le operazioni di scrutinio sono affidate a ditte private, fa sì che il
risultato sia manipolabile a piacimento, senza le difficoltà che
comporta in un Paese europeo. Negli Stati Uniti la maggioranza degli
iscritti alle liste elettorali è, da un secolo, appartenente all'area
di voto del Partito Democratico, ma le elezioni sono state più spesso
vinte da candidati repubblicani, grazie alla esclusione preventiva
degli elettori potenzialmente ostili ed alla "correzione" dei
risultati finali.
Il fatto che stavolta non solo abbia vinto il candidato democratico,
ma che lo abbia potuto fare anche in uno Stato di proprietà dei Bush
come la Florida, è indicativo che la scelta dell'oligarchia
affaristica sia stata quella di rimanere per un po' tra le quinte e di
lasciare che le pubbliche relazioni riprendessero un ruolo che avevano
perso da tempo.
La presidenza Obama rappresenta però un'operazione di pubbliche
relazioni difficile e complessa, e ciò spiega il perché negli Stati
Uniti si sia preferito farne a meno finché è stato possibile. Il
potere dell'oligarchia affaristica statunitense, nel proprio Paese
come nel mondo, è basata non solo sulla potenza intrinseca degli Stati
Uniti, ma anche, e spesso soprattutto, sull'alleanza con i gruppi
affaristici più reazionari presenti in ciascuna nazione, le cosiddette
cleptocrazie.
Per questi gruppi, il razzismo e l'odio per tutto ciò che abbia una
parvenza di uguaglianza, non costituiscono solo una bandiera
ideologica, ma la base del processo di identificazione personale e di
gruppo, ciò che viene definito come "falsa coscienza". Senza la
pretesa di una innata superiorità razziale, ogni gruppo affaristico
sarebbe costretto a vedere se stesso semplicemente come una cosca di
criminali comuni favoriti dalle circostanze.
Le operazioni mistificatorie, come la presidenza Obama, richiedono
perciò l'imposizione di una generale disciplina tendente a separare
rigidamente la finzione ufficiale dalla realtà del saccheggio
affaristico. È comunque inevitabile che ora questo ed ora
quell'esponente delle cleptocrazie tenda a sfuggire alla disciplina ed
a scoprire il gioco; ed è stato questo il caso delle recenti
dichiarazioni di Berlusconi su Obama "giovane, bello e abbronzato",
che hanno fatto il giro del mondo.
In base al principio che il giornalismo costituisce l'arte di
nascondere i fatti parlandone, i media hanno avvolto le dichiarazioni
del Presidente del Consiglio in una cortina fumogena, puntando sul
contenuto razzistico della frase, in particolare sulla parola
"abbronzato", che ha oscurato le altre due.
In realtà, il razzismo costituisce il contesto e non il contenuto
della frase incriminata. Anche se Berlusconi avesse detto soltanto
"giovane e bello", il senso sarebbe stato ugualmente offensivo, poiché
riferirsi alle qualità estetiche di uno statista, nel linguaggio
politico, costituisce un modo per sminuirne l'importanza.
Berlusconi ha dimostrato cioè il suo razzismo non con la parola
"abbronzato", ma trattando un Presidente degli Stati Uniti con un una
paternalistica accondiscendenza, che non si sarebbe mai permesso se
avesse pensato di avere a che fare con un presidente vero. Per un
razzista, il rimanere rigidamente nella finzione e non trattare un
"negro" da "negro", costituisce un notevole sforzo di autocontrollo;
un autocontrollo che non appartiene certo alle qualità di uno come
Berlusconi.
I media sono riusciti a tamponare questa prima falla del sistema di
pubbliche relazioni, ed in Italia hanno ridotto il tutto alla solita
polemica tra maggioranza e opposizione, dimenticando che il fatto ha
comunque avuto una risonanza mondiale. Sono state poi confezionate
dalle agenzie statunitensi di psychological war delle minacce di Al
Qaeda ad Obama, che hanno comportato un rapido spostamento
dell'attenzione dell'opinione pubblica.
Ma in futuro altre falle si apriranno nell'edificio mistificatorio
costruito sulla presidenza Obama, e la corsa dei media a chiuderle si
farà sempre più affannosa.
L'uso crescente dei fantocci in politica si scontra con le evidenze,
come si è visto anche nel caso delle dichiarazioni di Andrea Camilleri
sulla Gelmini. I media hanno puntato sulla parte della frase dello
scrittore in cui questi diceva che l'attuale ministro della Pubblica
Istruzione non è "un essere umano", come se ciò comportasse una sorta
di esclusione razzistica. Camilleri si era riferito invece
all'artificiosità del personaggio, alla sua innaturalezza. In effetti
la Gelmini somiglia a quei personaggi dei film di fantascienza, come
robot, androidi, cyborg; non pare cioè possedere una personalità
propria, ma sembra fabbricata da qualcun altro, cioè da Tremonti.
Anche Berlusconi risulta artificioso, ma nel suo caso ciò si spiega
facilmente con trenta anni di operazioni di chirurgia estetica, ed
anche di sostegno farmacologico al suo attivismo ed alle sue
meccaniche euforie. La Gelmini è invece una giovane che appare già
spenta ed inerte, una persona senza passato, che recita a memoria
frasi non sue. Non c'è dubbio che Obama come attore sia di tutt'altro
livello, ma non è detto che ciò basti.
13 novembre 2008
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