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(it) Comidad, le news del 6 novembre 2008
Date
Fri, 7 Nov 2008 09:17:36 +0100
NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ (in una
nuova veste grafica) sotto la voce "Commentario" e all'indirizzo
http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
GUERRA PSICOLOGICA CONTRO LA SOMALIA?
L'invasione della Somalia da parte dell'Etiopia è stata direttamente
promossa dal governo degli Stati Uniti, per conto delle multinazionali
interessate al petrolio somalo. Gli USA si sono anche attivamente
impegnati nel conflitto, e l'U.S.Air Force ha attuato per mesi i
soliti bombardamenti a tappeto sulla popolazione civile con le solite
migliaia di vittime. Ma, dopo un periodo di continue ritirate, la
resistenza somala ha cominciato a riguadagnare terreno, riuscendo a
riprendersi gran parte del territorio perduto.
Questa situazione è stata finalmente resa nota dai media
euro-americani, ma solo filtrandola con un'altra "notizia" secondo
cui, in una città riconquistata dalla resistenza, una donna adultera
sarebbe stata lapidata per la sentenza di un tribunale islamico. I
media, ovviamente, non si sono minimamente preoccupati di verificare
direttamente la notizia, e ci si è accontentati di riferire che
l'episodio sarebbe stato narrato da non meglio precisati "testimoni
oculari". Inoltre, in base ad un'arbitraria proprietà transitiva, la
resistenza somala è stata etichettata nel suo insieme come "ribelli
islamici", e questi, a loro volta, sono stati identificati
automaticamente come una cellula di Al Qaeda.
Nella diffusione della notizia si è richiamato il ruolo di Amnesty
International, a cui alcuni giornalisti somali avrebbero fornito anche
l'età della ragazza lapidata, età che è stata poi corretta dalla
stessa Amnesty International in base ad informazioni che le sarebbero
state fornite successivamente dallo stesso padre dell'uccisa.
È chiaro che qualcosa non torna: dei giornalisti avrebbero passato
l'informazione ad Amnesty International, che poi l'ha passata ad altri
giornalisti. Perché i giornalisti non hanno passato semplicemente
l'informazione ai loro colleghi?
E poi se il padre della ragazza si espone per parlare con Amnesty
International, perché non lo può fare anche con la stampa?
Ormai è abbastanza diffusa la consapevolezza che quando c'è una
guerra, delle apposite agenzie di guerra psicologica svolgono la
funzione di diffondere false notizie sul nemico, quindi ogni
informazione che proviene dai campi di battaglia va presa con le
molle.
Ci sono inoltre recentissimi precedenti che consigliano prudenza. Nel
1991, durante l'invasione irachena del Kuwait, i media euro-americani
riportarono la notizia secondo cui i soldati iracheni irrompevano
negli ospedali kuwaitiani per rubare le incubatrici, strappandovi i
neonati che vi erano contenuti. A distanza di qualche mese, la notizia
fu riconosciuta come falsa, ma ormai l'effetto era stato raggiunto, e
poi la falsificazione della notizia non ebbe certo la stessa risonanza
di quando era stata lanciata.
Secondo l'attuale propaganda statunitense, la resistenza somala
sarebbe sotto il controllo di un'organizzazione denominata "Corti
Islamiche". Anche qui un po' di cautela nell'accettare l'informazione
è opportuna, dato che appena mezzo secolo fa i colonialisti britannici
si inventarono persino il nome di un fantomatico movimento
terroristico in Kenia (i "Mau Mau"), grazie al quale giustificarono
uno sterminio di massa della popolazione indigena.
Sono sempre di più coloro che sanno che la funzione dei media non è di
informare, ma di diffondere una propaganda funzionale agli interessi
dei gruppi affaristici che possiedono i media. Soltanto chi si ostini
a rimanere legato ad una concezione metafisica del giornalismo, può
riuscire ad ignorare il legame organico dei media con i gruppi
affaristici e con le agenzie di disinformazione dei servizi segreti.
Anche il fatto che una parola come "Islam" viene usata dai media come
un segnale subliminale per indurre tutti a sospendere ogni senso
critico e rendersi disposti a credere a tutto, è un dato che comincia
farsi strada in parte dell'opinione pubblica.
Nella notizia della ragazza lapidata per adulterio dagli integralisti
islamici occorreva perciò una mediazione in grado di fornire al tutto
una credibilità che ormai l'informazione ufficiale sa di non avere.
Ecco il motivo per cui appare il nome di Amnesty International, una
organizzazione che ha sicuramente molti meriti, ma che non può essere
ritenuta divinamente ispirata e quindi automaticamente immune da
strumentalizzazioni ed intossicazioni.
Il fatto che i media si siano completamente astenuti dall'informare
dei cambiamenti della situazione della guerra in Somalia, per poi
svegliarsi di colpo con la diffusione della notizia di una ragazza
lapidata dagli integralisti in avanzata, costituisce di per sé un
elemento che induce a sospettare che si tratti di disinformazione e di
guerra psicologica, e non può bastare l'icona di Amnesty International
a seppellire questo legittimo sospetto.
6 novembre 2008
COMMENTO FLASH 6/11/08
LA N.A.T.O. VITTIMA DEI CASALESI
Nelle Newscomidad del 21 dicembre 2006 avevamo scritto a proposito dei
rapporti tra NATO e traffici illegali:
"Questa non può essere ritenuta una verità nascosta, ma solo una
verità emarginata, dato che risulta dalla lettura incrociata degli
stessi dati ufficiali. Anche se però questa verità venisse in primo
piano, ciò verrebbe subito riassorbito dalla propaganda
colonialistica: Roberto Saviano - o chi per lui - pubblicherebbe un
altro best-seller per dimostrare che è stata l'onnipotente Camorra a
riuscire ad
infiltrare e corrompere persino la base NATO di Bagnoli, e troverebbe
un'opinione pubblica disposta a credergli, dato che il pregiudizio
razziale non si fa smuovere da nessuna evidenza."
La nostra previsione era stata in parte confermata, poiché su "la
Repubblica" del 6 luglio 2007 lo stesso Roberto Saviano scriveva:
"Il pool dell'antimafia napoletana coordinato da Franco Roberti è
riuscito anche a scoprire che la Capone era riuscita ad avvicinare il
colonnello dell'aeronautica militare Cesare Giancane, direttore dei
lavori al cantiere Nato di Licola. Il clan Zagaria infatti – secondo
le accuse – è riuscito persino a lavorare per il Patto Atlantico
edificando la centrale radar posta nei pressi del Lago Patria, punto
fondamentale per le attività militari NATO nel Mediterraneo."
Il titolo dell'articolo di Saviano su "La Repubblica" del 6/7/07 non
riguardava però lo scoop dei rapporti tra NATO e camorra, ma
proclamava : "Il clan dei casalesi conquista il centro di Milano".
Insomma, i casalesi sono stati così bravi da mettere sotto anche la
NATO, ma la vera notizia è che hanno preso il centro di Milano. Vuoi
mettere.
La strategia seguita è stata dunque quella della minimizzazione o
addirittura del silenzio, anche in questi ultimi giorni, quando la
Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha scoperto che persino le
villette per i militari della NATO al Lago Patria - non lontano da
dove sorgerà la nuova base NATO di Giugliano - erano state costruite
dai casalesi.
I casalesi hanno in pugno la NATO: i media non hanno dedicato spazio a
questa emergenza planetaria; ed hanno ragione, perché è molto più
realistico pensare che sia la NATO a tenere in pugno la criminalità
organizzata in Campania come in Kosovo, e questa non è una notizia da
diffondere.
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